in foto: Sissy Trovato Mazza

Il 1° novembre 2016 l'agente di polizia penitenziaria Teresa Trovato Mazza è stata ferita da un colpo di arma da fuoco nell'ascensore dell'ospedale SS. Giovanni e Paolo, a Venezia, dove era andata a controllare una detenuta partoriente. È stata trovata riversa sul pavimento in condizioni disperate con la testa trapassata da un proiettile. Nessuno ha visto cosa sia accaduto, ma dopo i primi accertamenti le autorità si sono affrettate a classificare il caso come tentato suicidio. A 15 giorni dai fatti, la giovane poliziotta di 28 anni lotta tra la vita e la morte, ma la famiglia ha ingaggiato una dura battaglia per la verità: per i genitori di Sissy, non si è trattato di suicidio.

“Sissy” Mazza è una giovane poliziotta di origini calabresi. È una calciatrice allenata, una sportiva, una ragazza volitiva. Si è iscritta all'università e vuole laurearsi, intanto lavora come agente penitenziaria a Venezia. La mattina del 1° novembre, fuori programma, va a visitare una detenuta che ha appena partorito. Non era previsto che lo facesse e non è chiaro chi abbia passato l'incarico a Teresa, ma la ragazza svolge ugualmente il compito. Arriva in ospedale, raggiunge il reparto in cui è ricoverata la donna e si accerta che sia tutto in ordine. Si ferma a giocare anche con il bambino di una detenuta, poi, intorno alle 11 e 30, si avvia all'ascensore. Le porte si aprono, ma Sissy non riesce ad entrare, si accascia riversa tra le porte e il pavimento antistante la cabina. In quei pochi secondi succede qualcosa che la giovane poliziotta non potrà mai raccontare: un colpo di pistola le trapassa la testa. Viene immediatamente soccorsa, ma le sue condizioni sono gravissime, il proiettile le ha causato serie lesioni all’encefalo. Da 14 giorni Teresa è in coma.

A Taurianova (Reggio Calabria) la famiglia e gli amici di Sissy sono sconvolti e increduli. Dopo gli accertamenti del caso la Procura di Venezia archivia il caso come tentato suicidio, ma per chi conosceva Teresa, l'ipotesi è a dir poco incredibile. Determinata, ambiziosa ed esuberante la ragazza non era affatto depressa, anzi, sembrava vivere una fase di serenità e consapevolezza. Altri elementi che non riguardino l'aspetto psicologico sembrano allontanare sempre di più la tesi del suicidio. Il foro d'entrata del proiettile, infatti, si trova sulla tempia sinistra. Sissy, però, non era mancina e portava la fondina con la pistola sul lato destro, quindi il foro avrebbe dovuto trovarsi sul lato destro, dove invece appare il foro di uscita, tra la mandibola e la gola. Anche la traiettoria del proiettile non sembra compatibile con un colpo autoinflitto: la pallottola ha trapassato il cranio dall'alto – entrando dalla tempia sinistra – verso il basso, fuoriuscendo dal lato destro all'altezza della nuca. Ma se fosse stata Sissy a sparare, la traiettoria sarebbe stata, verosimilmente, orizzontale.

È possibile escludere che si sia trattato di un colpo sparato da un'altra persona durante una colluttazione? A guardare la dinamica del ferimento, infatti, apparirebbe molto più plausibile un'aggressione, un tentato omicidio? A due settimane  di distanza dai fatti i genitori di Sissy hanno lanciato un appello attraverso la trasmissione ‘Chi l'ha visto?' affinché chiunque abbia visto qualcosa quel giorno si faccia avanti. Perché non si spengano i riflettori sul giallo è stata anche creata una raccolta firme sulla piattaforma Change.org. La petizione chiede nuove indagini sul tragico episodio. Le condizioni di Sissy, intanto, restano gravissime.