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Un anno da “bamboccioni”

Bilanci e riflessioni sui giovani alle prese con il nuovo anno.

Un anno da “bamboccioni”.

Il primo post pubblicato nella mia Fanpage imporrebbe delle presentazioni, ma oggi è il 31 dicembre, mancano poche ore allo scoccare della mezzanotte ed è tempo di tirare le somme, rimandando i convenevoli al 2012!

Bamboccioni? Obbligherei per legge i figli ad uscire di casa a 18 anni

Renato Brunetta

Che qualcosa di sbagliato ci sia è facilmente desumibile dal fatto che io, a meno di un mese dal compimento del mio 32esimo anno di età, mi consideri ancora giovane. Naturalmente non sto ragionando in termini anagrafici, ma semplicemente sul fatto che fino a pochi anni fa i “giovani”, intesi come coloro che dovevano decidere del proprio futuro, trovare una strada, la propria stabilità e indipendenza, erano quelli che avevano appena preso il diploma di maturità, i 19enni alle prime esperienze lavorative o combattuti sulla facoltà universitaria da scegliere. Al massimo si poteva parlare dei neolaureati, 23enni o poco più, con il famoso pezzo di carta in mano alla ricerca di un posto nel mondo.

Oggi, invece, le cose sono un po’ diverse. Io e altri nella mia posizione, siamo considerati giovani nell’accezione negativa del termine, giovani nel senso di non maturi, non indipendenti, non realizzati. Per questo particolare significato qualcuno ha avuto l’idea di coniare – qualche tempo fa ormai – un nuovo termine: bamboccione.

La misura interessante per i giovani è quella di, come io dico, “mandare i bamboccioni fuori di casa”

Tommaso Padoa-Schioppa

Il bamboccione per eccellenza è quello che, superata una certa età, vive ancora a casa con papà e mamma esclusivamente per comodo; è colui che non si sposa perché non si vuole impegnare, che non compra casa perché rifugge le responsabilità, che non mette al mondo figli perché preferisce essere mantenuto piuttosto che mantenere. Ma c’è poi anche un’altra categoria di bamboccioni, la peggiore a mio avviso e di cui sembra io faccia anche parte, che è quella di chi vive fuori casa (solo per non dover rendere conto a nessuno, ovviamente) ma che, se necessario, batte cassa in famiglia per far quadrare i conti!

Ma nei tanti discorsi in merito, si è fatta un po’ di confusione. Così nel girone degli ingrati e pigri nullafacenti, è finita tutta una schiera di gran lavoratori, laureati, professionisti, gente vera e valida insomma, che non vuole arrendersi, che scommette ancora nel futuro reinventandosi e mettendosi in gioco con tutta la creatività, la tenacia e la pazienza a disposizione. Tra questi c’è qualche fortunato con una famiglia che ha le possibilità per sostenerlo in questo percorso tutto in salita, genitori, fratelli, parenti che credono e investono in lui più di quanto non faccia lo Stato.

I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo

Sandro Pertini

Ma allora, chi sono veramente quelli che chiamano bamboccioni? Siamo noi, ragazzi di età diverse, con studi ed esperienze alle spalle differenti, che vengono da nord e da sud, che vivono in Italia o stanno cercando una strada all’estero; giovani che non pretendono chissà cosa, ma solo di non veder svanire prospettive sognate e coltivate per anni, con impegno e dedizione; noi che stasera brinderemo al nuovo anno sperando ci porti un po’ di stabilità e serenità, la dose giusta per iniziare anche solo a pensare ad una casa e una famiglia; siamo noi che se ci chiamano bamboccioni non importa…tanto sappiamo bene quanto valiamo e dove stiamo andando. E sono io, che dal 2012 mi aspetto la gioia di dare qualche bella e concreta soddisfazione a chi continua a credere in me.

Buon anno e un augurio di tanta fortuna a tutti i ragazzi che si rispecchiano in questo post, il primo di una nuova avventura, che voglio dedicare di cuore a mio padre, esempio costante, mia madre, sostegno silenzioso, e mia sorella, immancabile compagna di percorso.

[La foto è di paolovalde]

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