Una madre ha ammesso di aver accoltellato la sua giovane figlia a morte prima di scogliere il suo corpo nell’acido. I fatti risalgono al 2010 e in questi giorni si sta tenendo il processo nei confronti di Iman Omar Yousef, richiedente asilo somala, di fronte alla Corte inglese di Worcester. Gli agenti di polizia, inorriditi, avevano scoperto il corpo di Alia Ahmed Jama, di soli 3 anni, dopo aver fatto irruzione nella casa di famiglia a Birmingham. Erano stati i parenti di sua madre a lanciare l'allarme, insospettiti dagli strani atteggiamenti della donna che soffriva da anni di schizofrenia.

Ha ammesso di aver ucciso la figlia, diceva di sentire delle voci” ha spiegato il giudice chiamato a decidere sul caso della 32nne che viveva a Birmingham. Secondo queste presunte voci, la piccola avrebbe “danneggiato la madre. L’imputato ha affermato che queste voci le dicevano che Alia non era la sua vera famiglia”. In un'udienza precedente, procuratore James Burbidge ha detto che la polizia è stata accolta “da uno spettacolo davvero scioccante", quando è entrata nell’abitazione. "Quel che restava del corpo della bambina era stato coperto solo in parte da sacchi della spazzatura. Gli agenti hanno subito avvertito l’odore dell'acido”. L’autopsia ha rivelato che la giovanissima vittima era stato accoltellato così violentemente che la lama le ha trapassato il corpo.

L’avvocato della donna, Alwyn Jones, ha detto: "Le allucinazioni uditive e visive sono state il cocktail letale che hanno portato alla tragica morte della bimba. Le voci che sentiva le dicevano che era nel suo interesse uccidere la piccola. Ci sono prove che questa donna era stata una madre premurosa e iperprotettivo nei confronti della figlia. Ma purtroppo la malattia che ha cominciato a manifestarsi nel 2001 non è stata mai curata adeguatamente”.