Nello stesso giorno in cui l’agenzia Moody’s ha abbassato il rating dell’Italia, il Ministro dell’economia, Giulio Tremonti era impegnato al vertice Ecofin con gli altri responsabili economici europei per parlare di crisi economica e coordinare gli interventi di contrasto.

Nella conferenza stampa Tremonti, nei toni e nelle parole, ha voluto rassicurare tutti sullo stato di salute dei conti pubblici italiani. La visione del Ministro sembra diametralmente opposta a quella delle agenzie di rating, ma anche dei mercati finanziari che non vedono nessuna prospettiva positiva per l’Italia. Per il Ministro nel nostro Paese ci sono senza dubbio pro e contro, ma questo accanimento contro il Bel Paese Tremonti non riesce proprio a spiegarselo.

In fondo, ragiona Tremonti, abbiamo già programmato il pareggio di Bilancio per il 2013, la disoccupazione è sotto la media europea  e “l’Italia è forse l’unico Paese che ha un avanzo primario”, cioè ha più entrate che spese pubbliche, al netto degli interessi da pagare per il pregresso debito pubblico. Appunto, gli alti interessi da pagare è proprio quello che preoccupa i mercati, che non vedono nessuna significativa inversione di tendenza a breve periodo.

Secondo il Ministro, la strada giusta per raggiungere una certa tranquillità economica è proprio spendere meno delle entrate per avere, poi, una prospettiva di crescita nel futuro. Tremonti è sicuro che il pacchetto di interventi varato dal Governo sia la risposta giusta, come ha confermato anche la Commissione Europea che “ha dato il suo giudizio positivo sulla capacità dell'Italia di centrare gli obiettivi di deficit e debito”.

Tremonti non nasconde che alcune cose non vanno, in primis proprio la crescita che stenta a decollare, ma che non dovrebbe avere conseguenze serie fino a che si riesce ad avere un avanzo primario. Ma altri problemi  derivano dalla storia e dalla geografia nostrana che non permettono un adeguato sviluppo, “l’Italia ha il 70% del territorio nazionale vincolato, che mal si presta allo sviluppo industriale, un alto tasso di ideologia e un sistema giuridico che non è il massimo dell'efficienza”.

Parlare di economie nazionali ha senso fino ad un certo punto, perché oramai l’internazionalizzazione dei mercati fa si che tutto sia collegato, soprattutto in Europa. Quello che avrebbe potuto essere una valida rete di salvataggio, il Fondo Salva Stati, è stato col tempo ridimensionato come voluto da francesi e tedeschi in quella “tragica passeggiata a Deauville”, spiega il Ministro. Il rischio default della Grecia coinvolge tutti e “i Paesi europei stanno lavorando per evitare un’insolvenza della Grecia” che trascinerebbe nel baratro l’intera Europa. La via comune è siglare nuovi accordi a livello europeo che “con più disciplina e più sanzioni, ci rendano più solidi”, per arrivare a creare gli eurobond , “l’unico strumento che può realmente favorire la crescita”.