dal blog di
15:31

Trattato ACTA, l’Europa dice NO (e l’Italia non lo sa…)

Il Parlamento Europeo ha bocciato l'accordo ACTA, intesa commerciale approvata da Usa, Giappone, Canada e Marocco (tra gli altri) e che prevede il controllo più serrato del web. Decisivo il ruolo giocato dai movimenti "spontanei" e definibili come 'cyberpolitici', nati per chiedere maggiore libertà e democrazia nella rete. Assente dalla mobilitazione l'Italia.

Trattato ACTA, l'Europa dice NO (e l'Italia non lo sa...).

Con 478 voti contrari, 39 a favore e 165 astenuti il Parlamento europeo ha bocciato il processo di ratifica del trattato Acta (ovvero Anti-Counterfeiting Trade Agreement – Accordo sull’anticontraffazione commerciale) sancendo, di fatto, la vittoria dei movimenti di protesta che si sono opposti al piano di riorganizzazione e “controllo” del web.

La decisione del Parlamento europeo sembra sancire due cose: in primis la crescente attenzione delle forze politiche, prevalentemente del Nord Europa, verso i movimenti di cittadini che hanno organizzato, strutturato e diffuso la mobilitazione nei mesi scorsi chiedendo a gran voce al Parlamento di intervenire e bocciare il trattato. In secondo luogo, e strettamente collegato al primo, la crescente forza di questi stessi movimenti definibili come ‘cyberpolitici’ – come ad esempio quello dei Pirati in Germania (movimento che alle recenti elezioni amministrative ha conquistato numerosi seggi nei parlamenti locali) –, sembra dare ulteriore spinta a coloro che stanno teorizzando, lavorando, e costruendo il concetto di una nuova democrazia dal basso che si intersechi con l’avanzamento tecnologico-informatico e che, da questo, tragga linfa per poter autodefinirsi in un costante movimento di autodeterminazione democratica, perché su base web-condivisa.

Il voto del Parlamento ha dunque bloccato l’ingresso di una più fitta rete di controlli nel web soddisfacendo chi, forse in modo utopistico o semplicistico, rivendica l’assoluta libertà della rete e della sua gestione dai controlli statali e, soprattutto, commerciali di multinazionali e potentati economici che traggono la loro forza anche dalla gestione dei dati sensibili immagazzinati costantemente dai server in giro per il mondo e che rendono le nostre vite semplici e decodificabili equazioni numeriche.

Purtroppo, ancora una volta e non per assumere l’ennesima posizione presuntamente antipatriottica, sia il dibattito, che il movimento e la pressione sui parlamentari europei ha visto l’assenza dal campo della battaglia dell’Italia che, a parte il solito sparuto gruppo di “illuminati”, continua ad essere isolata dal dibattito corrente nel resto d’Europa, e del mondo, troppo spesso orgogliosa di ciò tanto da andare fiera della propria ignoranza. Così mentre i giovani, per lo più, tedeschi, inglesi, dell’Est europeo e francesi si sono mobilitati e ora cantano vittoria, ammesso che di vittoria si possa parlare ovviamente, i nostri, quelli più impegnati intendiamoci, sono alle prese esclusivamente o quasi con questioni localistiche e di relativo interesse transnazionale.

Sarebbe opportuno lavorare, invece, dall’ottica di un movimento politico e sociale che voglia condividere con le altre realtà europee anche queste importanti questini visto che rappresentano comunque una parte del “nostro cielo”.

Una chicca interessante, come rilevava sulle pagine de La Repubblica Arturo Di Corinto in occasione dell’ultima grande manifestazione contro l’Acta tenutasi l’11 febbraio scorso, come i presidenti Barack Obama e Nicholas Sarkozy per quanto si siano dichiarati convinti sostenitori della libertà economica e d’informazione, nei propri paesi abbiano invece agito in modo opposto (soprattutto per quanto riguarda il presidente americano) andando a nominare rappresentanti delle major in importanti settori dello stato proprio per imporre un’ulteriore giro di vite sulla libertà informatica nazionale.

segui fanpage

segui Francesco Cirillo

ALTRI DI Francesco Cirillo
Con il referendum la Crimea ha scelto di passare alla Russia. Perché a Putin interessa tanto la penisola sul Mar Nero?

Cresce la tensione nel Mar Nero.

La Germania è l'unica realtà politica e diplomatica che, in questo momento di crisi, può salvare l'Europa dal baratro di una nuova guerra internazionale.
FANPAGE D'AUTORE
STORIE DEL GIORNO