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“To Rome with love” – una cartolina dall’America

L'enciclopedico tour europeo di Woody Allen sosta a Roma e nelle sale cinematografiche arriva una commedia "classica woody". Quattro storie ci raccontano i vizi e le virtù degli italiani in chiave americana.

Dopo un anno intero di chiasso e pubblicità è arrivato nelle sale cinematografiche l’ultimo film di Woody Allen, “To Rome with love”, parte di un encilopedico tour europeo in perfetto stile d’oltreoceano. Dopo Londra, Barcellona e Parigi è la volta di Roma.

Quattro diverse storie s’intrecciano, si mescolano, mettendo di nuovo in luce i temi cari al regista, dalla psicoanalisi all’esistenzialismo.
Leggero e abbastanza divertente il film cerca di mettere a nudo i vizi e le virtù italiche. C’è la famiglia italiana e quella americana, c’è il turista americano che s’innamora del borghese italiano, ci sono i due giovani sposini di provincia che vengono a Roma alla ricerca di un futuro migliore, i pseudo-bigotti che ritrovano la loro passione sperimentando l’amore con amanti diversi, il giovane architetto combattuto tra la passione e la fedeltà e il borghese romano che diventa famoso. Quattro storie che sembrano seguire il disegno del Decameron, ambientate in una Città Eterna ritratta come le cartoline in vendita per i turisti.

La Roma presentata da Allen denota fin da subito una serie di clichè abbastanza banali.
E’ ovvio che il noto autore aspirava in alto, lo indicano le allusioni, dalla superficialità del giornalismo, al chiacchierato fenomeno delle escort, all’eterno distacco tra città e provincia.

Tributo a Fellini, sia nella modalità scenografica, dove il surreale coniuga il reale, sia come citazione nell’episodio dedicato ai due giovani sposi Antonio e Milly, dove Milly essendo infatuata dal personaggio di Ivan, (“Lo Sceicco bianco”), viene sedotta dall’attore Leopoldo Trieste.
Si allude anche alla filosofia di Andy Warhol “In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”, ed anche ad una sorta di incapacità del pubblico di capire il regista stesso. Il suo personaggio, (ormai abitualmente un pensionato nevrotico) è un regista d’opera fallito ed è chiaramente un autoritratto.

E’ presente il metafilm , il personaggio surreale che dirige la storia del giovane architetta, l’artefice, la coscienza dei personaggi, insomma Woody.
Tutto è ormai “classic woody”..panorama da cartolina che non è necessariamente congruente alla realtà.

Il supercast formato da Eisenberg, Baldwin, Page, Gerwig, Cruz, al quale si possono attribuire gli aggettivi noioso, inconsistente, e poco originale, viene salvato da Benigni che non manca del suo solito charm e ingegnosità. “Thank God!”, direbbe l’America, un pizzico di gusto italiano ad un film decisamente mancato.

Sarà l’assenza di una vera storia, sarà la costrizione di aver dovuto sottostare a logiche del mercato, sarà la modalità boema in quale il film è stato scritto, la fretta in quale è stato prodotto, la moltitudine di concetti contenuti..ma “To Rome with love” è irrimediabilmente disordinato, abbozzato.
La verità è che non si può ridere all’inifinito sulla stessa battuta.

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