L'alternanza scuola-lavoro, divenuta obbligatoria con l'approvazione della riforma "Buona scuola" varata dall'esecutivo guidato da Matteo Renzi, torna al centro delle polemiche. Un post pubblicato su Facebook da Luca Barbieri, attivista dell'Unione degli Studenti, è infatti diventato virale nel giro di poche ore, scatenando un acceso dibattito sul tema. "In viaggio verso Roma ci siamo fermati ad un Autogrill per una breve sosta. Avvicinandomi al bancone ho notato che la ragazza che mi stava per servire un caffè aveva sulla divisa il logo dell'alternanza scuola-lavoro. La cosa mi incuriosisce, inizio a parlarle ed a farle tante domande su come funzionasse l'alternanza e mi racconta delle 150 ore da dover svolgere quest'anno, delle 8 settimane e delle 4 ore pomeridiane che passa in quell'autogrill. La ringrazio per la chiacchierata e mi avvio all'uscita ed una volta giunto alla cassa non riesco a fare a meno di chiedere alla cassiera, una donna sui 40, un parere sulla studentessa al bar di poco prima. Lei mi spiega la sua disapprovazione e le sue ragioni, mi racconta che c'è stato un taglio al monte orario dipendenti grazie alle ore-lavoro gratuite della buona scuola e che questo comporta una diminuzione degli stipendi. Esco dall'autogrill perplesso e contrariato, penso a quanto sia folle e falso questo paese, penso alla studentessa che sacrifica le sue passioni per quest'alternanza, penso ai lavoratori colpiti dalle conseguenze del lavoro gratuito. Confido negli studenti e nelle loro energie,nei giovani, nella loro voglia di ribellarsi e rompere gli schemi di questa società!", scrive Barbieri, riportando la testimonianza di una dipendente della società, la quale avrebbe confidato all'uomo che l'alternanza scuola lavoro verrebbe utilizzata dalle aziende per diminuire il monte-ore dei dipendenti e di conseguenza il costo del lavoro.

Già in passato, quando il progetto relativo all'alternanza scuola lavoro venne ufficialmente presentato insieme alle aziende aderenti all'iniziativa lanciata dal ministero dell'Istruzione, si scatenò una grossa polemica per la presenza, in maniera molto rilevante, di McDonald's tra i papabili futuri datori di lavoro degli studenti: su 27.000 posti totali messi a disposizione inizialmente da 16 grandi aziende, il colosso americano, stando ai documenti pubblicati sul sito del Miur, si era detto disponibile ad accogliere ben 10.000 studenti. Le legittime perplessità che scaturirono dalla diffusione della notizia si concentrarono soprattutto su una questione: in che modo un tirocinio gratuito al McDonald's può aiutare dei giovani studenti a inserirsi in futuro nel mondo del lavoro? Il punto focale della questione è soprattutto questo, il fatto che le centinaia di ore lavorate non saranno retribuite in alcun modo, come prevede la normativa.

I ragazzi che parteciperanno ai tirocini di McDonald's, quindi, impareranno a "relazionarsi con il cliente, lavorare in team, a soddisfare al meglio le esigenze dei clienti e, in particolare, acquisiranno competenze relative alla sicurezza alimentare, ai processi di approvvigionamento e preparazione degli alimenti, ai contratti di lavoro e alla supply chain in ambito alimentare", ma in che modo? Lavorando dietro il bancone del fast food, questo è sicuro. Rilevante è chiedersi in quale maniera potranno godere di questi benefici descritti dal progetto formativo del percorso. Lavorando come dipendenti part-time, friggendo patatine e servendo panini? Le criticità dell'alternanza scuola lavoro sono le stesse dei famigerati stage post-diploma e post-laurea, che molto spesso vengono utilizzati dalle aziende per avere a disposizione personale a basso o nullo costo e di formazione reale lo studente ne vede ben poca. Recentemente, inoltre, sono stati pubblicamente denunciati alcuni abusi avvenuti proprio in piccole aziende locali aderenti al progetto alternanza scuola lavoro: l'Unione degli Studenti della regione Puglia ha raccontato numerosi casi di studenti utilizzati per pulire bagni e tavoli in ristoranti, attaccare locandine, volantinare per dodici ore consecutive. Nessuna traccia di formazione, ma solo sfruttamento.

Allontanandosi dal caso di McDonald's e tornando alla polemica su Autogrill, azienda che offre un progetto formativo molto simile a quello del colosso americano di fast food, i dubbi sollevati rimangono i medesimi: i tirocini offerti dal gruppo sono veri tirocini o una maniera per ottenere bassa manovalanza a costo zero e cercare di abbassare il monte-orario dei dipendenti regolarmente assunti, come sostenuto dalla cassiera protagonista del post? Il ministero della Pubblica Istruzione vigila sul rispetto della normativa e sul regolare svolgimento di questi tirocini obbligatori?