Nel corso del tempo, le tecniche di realizzazione dei tatuaggi sono migliorate notevolmente e il rischio di infezioni si è abbassato considerevolmente, anche grazie all'utilizzo di procedure sterili. Secondo il New England Journal of Medicine, però, i casi di infezione non sono del tutto sopiti in America, a causa dei batteri contenuti nell'inchiostro utilizzato dai tatuatori. Nel processo di produzione, dunque, non sarebbe controllata abbastanza qualche fase, tanto da portare alla contaminazione del liquido e, di conseguenza, a tatuaggi che provocano infezioni nel soggetto richiedente. La reazione, bisogna sottolinearlo, può essere curata con un semplice antibiotico, ma la salute in tema di tattoo va salvaguardata sempre e comune.

Un sistema di sorveglianza dell'inchiostro, questa la soluzione proposta dalla FDA, (Food and Drug Administration) la prudenza non è mai troppa, in effetti. Anche se il tatuatore utilizza strumenti sterilizzati, l'inchiostro può provocare infezioni, derivate da microbatteri non tubercolari, che si presentano con papille rosse sulle parti colorate. In particolare, sarebbe l'inchiostro di determinati marchi a provocare l'infezione. Il ceppo di microbatteri, dunque, è isolato in un contenitore di inchiostro sigillato, quindi ciò sta a significare che proprio durante i processi di produzione che è avvenuta la contaminazione, derivata da scarso igiene o da ingredienti contaminati come la glicerina, i pigmenti o l'acqua.