Non si fermano indagini di squadra mobile di Rimini e dello Sco sul doppio stupro avvenuto lo scorso weekend sulla spiaggia di Miramare. Dopo la diffusione dell'identikit dei quattro balordi del branco, un nuovo sopralluogo è stato compiuto nella giornata di oggi, 1° settembre, dalla polizia scientifica, su richiesta della Procura dal locale, nella zona dove è avvenuta l'aggressione alla prostituta transessuale di origini peruviane. Gli inquirenti miravano a trovare la bottiglia usata dai quattro stranieri per minacciare la vittima. E le ricerche hanno dato i risultati sperati, almeno in parte: un frammento di quella bottiglia è stato repertato dalla polizia e ora si attendono i risultati della Scientifica per l'esame delle impronte digitali. Nel frattempo sono sempre di più le segnalazioni ai centralini delle forze dell’ordine da parte di persone che dicono di aver visto i quattro i aggirarsi tra Miramare e Riccione nei giorni precedenti e successivi alle aggressioni dei due turisti polacchi in spiaggia e della prostituta nei pressi della Statale. Buona parte provengono da persone degli ambienti in cui i presunti autori delle violenze possono aver agito, pusher, kebabari e addetti alla sicurezza. Ogni vista viene vagliata dagli inquirenti anche se l'idea che il gruppo si sia mosso da Rimini si fa sempre più certa.

L'identikit degli stupratori di Rimini.

Hanno tra i 20 ai 30 anni, uno di pelle nera, altri due dalla carnagione olivastra e uno più chiaro, quasi certamente magrebini. Le testimonianze del ragazzo polacco picchiato e derubato hanno fornito altri dettagli, che vanno ad aggiungersi a quelli resi dalla trans. “Tra di loro non parlavano in arabo, per i miei studi un po’ lo conosco e sono certo, non era arabo”, ha dichiarato il compagno della 26enne stuprata. La prostituta peruviana ha, invece, precisato: “Parlavano italiano corretto”. Di certo non sembrano disperati o emarginati. E il turista di Legnano, vittima dell’aggressione ha aggiunto un altro dato: “Quello più scuro, quello con la canottiera era il capo. Era lui che comandava”.