"K. mi disse una cosa che ci lasciò tutti di m… Aveva puntato una mia amica, Laura, che gli piaceva molto. Disse: adesso la faccio bere e poi la violento". A parlare è una delle amiche del 15enne arrestato per lo stupro di Rimini. K. è il più giovane del branco che ha violentato una 26enne polacca e una trans peruviana sulla spiaggia di Miramare. Di lui hanno discusso alcune amiche (Margherita, Hiba, Irene, tutte italiane, di famiglie emigrate dal Marocco, e tutte di anni 15) a Repubblica. Quando ci ha detto quelle parole “ci sono state reazioni diverse. Qualcuno è scoppiato a ridere, un altro gli ha detto: ma sei scemo. Molti sono rimasti male. Io e le mie amiche del cuore, ad esempio. Laura si è spaventata moltissimo, ed è rimasta con noi tre tutta la sera, appiccicata a noi" spiegano le giovani.  Il 15enne "ci faceva paura, certo, per come si comportava. Uno psicopatico. Parlava solo di uccidere e violentare. Era anche noioso, in questo” ammettono le minorenni. Ma assicurano “non ci ha mai toccate, e noi comunque facevamo attenzione. Stavamo sempre insieme, noi tre".

L'arresto di Butungu.

Nel frattempo il cerchio attorno al branco si è chiuso col quarto componente: Guerlin Butungu, un congolese di 20 anni, bloccato mentre stava tentando di fuggire in treno. “L'arresto è stato una doppia soddisfazione perché a mettere le manette al quarto uomo sono state due donne. Un gesto simbolico che ha reso giustizia alle vittime delle violenze". Lo ha detto il Questore Maurizio Improta,  commentando la cattura che chiude il cerchio attorno al branco autore delle brutali violenze commesse poco più di una settimana fa a Rimini. "Un risultato reso possibile da un grande lavoro di squadra. Il congolese, richiedente asilo, in un primo momento è rimasto meravigliato dalla presenza dei poliziotti e ha cercato di negare la sua identità. Ma ormai era stato inchiodato".

Poliziotti stupiti dall'odio del branco.

Una di loro è Francesca Capaldo, capo della sezione dello Sco (il Servizio centrale operativo). “Mi occupo da tempo di questo tipo di reati, seguo numerose indagini su episodi di violenza. Ma sono rimasta impressionata dalla ferocia di questi ragazzi. Sono molto giovani, eppure hanno tirato fuori una carica d’odio enorme” ha spiegato la poliziotta al Corriere della Sera. Non è chiaro cosa abbia scatenato tutta quella violenza. “Forse il fatto di muoversi in branco” dice la Capaldo. “Quando li abbiamo interrogati si sono mostrati mansueti. E invece il racconto delle due donne, le lesioni che hanno inferto loro, dimostrano che sono riusciti a tirare fuori una forza brutale. Erano accaniti in maniera bestiale, non mi era mai capitato di vedere una cosa del genere tra estranei. Può accadere nelle violenze in famiglia, quando c’è un rancore pregresso. Così è assurdo, non dimenticherò facilmente il terrore che ho letto sul volto della ragazza polacca” dice ancora l’agente.

Pieni di alcol e droga

Come detto, prima di Butungu, gli altri tre stupratori, tutti minorenni, era già a disposizione degli inquirenti. Uno di loro, il 17enne marocchino, fratello di K., al pubblico ministero ha raccontato del potere che il congolese aveva su di loro. “Lui ordinava e noi ubbidivamo come cani”, ha detto, forse anche nel tentativo di difendersi dalle accuse. Quella sera avevano bevuto birra, vodka, e fumato spinelli a volontà. “Ero talmente strafatto che non mi rendevo nemmeno conto di quello che facevo” dice il giovane. Quando hanno messo gli occhi sui due turisti polacchi, è stata la svolta della serata. L’idea di rapinarli sarebbe stata sempre di Butungu: “Ha dato un cazzotto al ragazzo, poi ci ha detto di tenerlo fermo mentre lui inseguiva la ragazza. Io gli ho spinto la testa nella sabbia” ricorda il minore, che però nega di aver partecipato allo stupro. Salvando anche il fratello 15enne. “Ero confuso, ero troppo fatto, e non ricordo chi sia stato” sostiene.