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Stuprare una donna e scampare al carcere sposandola, accade in Giordania

Il violentatore può 'redimersi' dall'ignobile gesto sposando la vittima dello stupro, la quale diventa solo un'onta per la famiglia.

Stuprare una donna e scampare al carcere sposandola, accade in Giordania.

Violentare una donna, violarla nel corpo e nella mente è un reato punibile in Giordania. Le cose, però, cambiano se lo stupratore decide di sposare la vittima. Dopo il danno, anche la beffa: la giovane abusata diventa la moglie dell’uomo che non ha avuto il benché minimo rispetto per il suo corpo. Dietro la patina di perbenismo e modernità della monarchia hashemita, dunque, si cela una realtà tetra e arcaica, proprio come riportato anche dal Globalist in un interessante articolo che pone accento proprio su questa delicata situazione.

Ecco cos’è la legge dello stupro: nel codice penale giordano viene identificata nell’articolo 308. Tale legge, in sostanza, legalizza l’atto misogino della violenza sessuale, violando palesemente i diritti delle donne e dei bambini. A sottolinearto Hani Jahshan, patologo forense e medico presso il Ministero della Salute e il Consiglio di Direzione per la Protezione della famiglia. “La violenza sessuale ha un impatto profondo sulle vittime e può durare per lungo tempo. Se una ragazza stuprata sposa il suo stupratore, la sua sofferenza sarà solo aggravata”.

Lo stupratore ottiene l’esenzione dai procedimenti giudiziari sposando la vittima. Al violentatore, dunque, è concessa la possibilità di “redimersi”, prendendo in sposa la donna della quale ha abusato sessualmente. La pratica di cui vi parlo è in atto dalla notte dei tempi nel paese medio orientale, ma è diventata nuovamente un argomento di interesse mediatico, dopo che una ragazzina di soli 14 anni è stata violentata per tre giorni, per poi essere data in moglie all’uomo che l’aveva oltraggiata. La giovane viveva nel villaggio di Zarqa.

Lo stupro, un’onta per la famiglia che spesso uccide la ragazza stuprata: una giovane stuprata non va capita, accolta in famiglia e protetta dal dolore che cresce in lei. Anzi, rappresenta una vergogna di cui liberarsi se lo stupratore non si redime e decide di sposarla. Una violenza sessuale infanga il nome della famiglia: la vittima, dunque, viene ripudiata dai genitori, dai fratelli, dagli zii e dai parenti tutti perché è stata violentata, perdendo, così, la purezza prima del matrimonio. Israa Tawalbeh, prima donna medico legale in Giordania, ha dichiarato in merito alla legge dello stupro che non ci vede nulla di male nell’articolo 308, in quanto “Accettare il matrimonio in base a tale articolo è sempre meglio che lasciare che le giovani ragazze vengano ammazzate da genitori o parenti”.

Il violentatore non può divorziare dalla vittima: questa la postilla vincolante dell’articolo 308. Una sorta di “impegno” che non può essere disdetto prima dei cinque anni di matrimonio. Per una ragazzina o una donna stuprata significa vivere un inferno senza fine, per cinque lunghi anni, durante i quali deve vivere con il suo stupratore, fargli da mangiare, andarci a letto e farci figli, se capita. La prigione coniugale può essere abbreviata a tre anni, nel momento in cui la Corte che si occupa del caso, lo definisce come “infrazione minore”, ossia a un reato di minore entità per il quale il “condannato” (se così vogliamo definirlo), può beneficiare di sconti di pena.

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