in foto: Il castello di Lagopesole (Pz)

Sono diecimila i piccoli musei disseminati nel nostro paese che hanno un legame stretto con il territorio e la comunità locale. Nella maggior parte dei casi si tratta di istituzioni civiche che attuano pienamente i principi della sezione italiana dell’International Council of Museums (associazione nata nel 1948 per tutelare e valorizzare attraverso i musei il patrimonio culturale mondiale): «a ogni museo corrisponde almeno un paesaggio culturale, reale o mentale. Il futuro dei musei dipende dalla loro capacità di aprirsi: al presente, al patrimonio, alla comunità».

Non sono i soliti luoghi di celebrazione nazionale ma degli organismi culturali dinamici che promuovono la conoscenza del passato, la comprensione del presente, la fiducia nel futuro; stimolano nei visitatori capacità critiche, curiosità e desiderio di apprendimento; mutano nel tempo le forme di narrazione e stimolano una relazione di prossimità, fisica e virtuale; spingono la cittadinanza ad esser parte attiva e responsabile della propria comunità; diventano centri di ricerca, di valorizzazione e di comunicazione della storia dando all’identità locale il valore di narrazione universale.

Questi musei stanno colmando quattro grandi lacune del sistema museale italiano: la penuria di esposizioni permanenti sul XX e XXI secolo e l’assenza di narrazioni sul futuro; lo scarso uso di tecnologie digitali e di immersioni virtuali dedicate all’intrattenimento; la scarsa attenzione a giovani, scuole e famiglie, ovvero al pubblico del domani; l’attenzione alle storie del territorio e la valorizzazione del suo ricchissimo patrimonio culturale. Insomma, rispondono, anche in questo caso, agli obiettivi costitutivi dell’International Council of Museums: «Il museo è una istituzione permanente al servizio della società e del suo sviluppo: compie ricerche che riguardano testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, educazione e diletto».

La settimana scorsa sono stato al castello di Lagopesole (frazione del comune di Avigliano in provincia di Potenza) per visitare “Il mondo di Federico II”, un museo narrante sorto in un luogo perduto delle suggestive lande lucane. Il paese conta circa settecento abitanti. Quando sono arrivato con l’auto, nel nucleo di case raccolto alle pendici della fortezza, mi sembrava di essere piombato nel set di “Non ci resta che piangere”. Il castello troneggia sulla collina e la via d’accesso è l’unica pavimentata con il ciottolato, come a dire: «Se sei venuto fin qui, questa è la strada che devi seguire». Intorno regnava il silenzio. Un solo bar aperto poco prima dell’irta salita.

Mi avventuro sperando di non rimanere deluso dal viaggio intrapreso dopo l’estenuante gimkana della Basentana che, nel tratto precedente Potenza, è un continuo andirivieni tra cambi di corsia, doppi sensi di marcia e lavori di rifacimento senza fine. La rocca ha mantenuto il suo fascino ed è stata completamente restaurata (anche se alcuni interventi non hanno rispettato l’ordine architettonico originale).

Ad accogliermi c’è una guardia araba virtuale addetta al controllo degli ingressi nel museo. È accovacciata in un angolo sotto un cielo stellato. Basta un battito di mani per “svegliare” il dormiente digitale che introduce i visitatori al mito di Federico II. Al centro della prima stanza c’è un globo sospeso su cui sono proiettate immagini rotanti.

La guardia araba e il videopallone – Foto di Marcello Ravvedutoin foto: La guardia araba e il videopallone – Foto di Marcello Ravveduto

Il pallone areostatico è collegato con una grande cartina illuminata dell’Europa, posta su una base rialzata di almeno 10 metri quadrati, sormontata da uno specchio che la raddoppia. Alla base c’è una barra di metallo che scorre seguendo la linea cronologica dell’imperatore. Spingendo la leva su una delle date segnate si visualizza una geolocalizzazione sulla mappa e un filmato, proiettato sul globo, che racconta la vicenda storica e biografica che riguarda Federico II. Le immagini sono le miniature animate dei testi medievali originali che sembrano danzare come in uno spettacolo di burattini.

La cartina dell'Europa – Foto di Marcello Ravvedutoin foto: La cartina dell'Europa – Foto di Marcello Ravveduto

Nella seconda stanza c’è una corona di altezza variabile, costruita in maniera sbilenca in modo da sembrare un reperto archeologico parzialmente interrato. I gioielli incastonati si aprono dando luce a tanti oblò dentro i quali si possono vedere scena della vita quotidiana nel castello di Lagopesole durante la permanenza dell’imperatore: dalla cucina alle stalle, dalle botteghe artigiane al mercato un susseguirsi di storie ordinarie «perché è la gente che fa la Storia/ quando si tratta di scegliere e di andare… Quelli che hanno letto un milione di libri/ e quelli che non sanno nemmeno parlare». La conferma arriva da un totem in cui il direttore artistico del museo, Aldo Di Russo, spiega ai visitatori che gli attori delle scene sono gli abitanti di Lagopesole, trasportati e truccati a Cinecittà dove è stato ricostruito il set rispettando le architetture, gli arredi e gli abiti, del tempo.

La corona – Foto di Marcello Ravvedutoin foto: La corona – Foto di Marcello Ravveduto

La terza stanza è vuota con le pareti bianco latte. Sembra un ambiente di passaggio e invece, quando calano le luci, si alza un sipario virtuale. Una proiezione in multivisione riempie il vuoto delle mura con uccelli, piante e figure tratte direttamente dall’iconografia federiciana. Tra le quinte di questo teatro immaginario tre attori interpretano altrettanti monologhi scritti da Raffaele Nigro: l’imperatore è Remo Girone, Bianca Lancia è Lorenza Indovina e Manfredi è Antonio Manzini. I tre personaggi si presentano in scena con la loro umanità stimolando volutamente un feedback emozionale con i visitatori.

Il teatro virtuale – Foto di Marcello Ravvedutoin foto: Il teatro virtuale – Foto di Marcello Ravveduto

Nella quarta stanza sono riprodotti in vetroresina alcune degli oggetti più rappresentativi del mondo di Federico II: dalle monete al busto di Capua, dal libro degli uccelli alla costituzioni melfitane. Nella stesso spazio sono state istallate 4 sagome di legno (2 di uomini e 2 di donne) che mutano di aspetto tirando la leva meccanica piazzata sul piedistallo (si tratta ovviamente di una proiezione grazie alla quale i disegni degli abiti di scena usati per i filmati della corona diventano parte integrante della esposizione).

Nella quinta e ultima stanza c’è un enorme scrittoio che regge un libro gigante. È uno schermo camuffato. Una volta seduti parte il filmato in cui Pier delle Vigne e Michele Scoto discutono sui lavori preparatori delle Costituzioni di Melfi, promulgate nel 1231, in cui si ristabilisce l’autorità imperiale improntandola all'assolutismo romano, con la limitazione dei poteri e dei privilegi acquisiti nel tempo dalle locali famiglie nobiliari e dai prelati.

Il libro digitale – Foto di Marcello Ravvedutoin foto: Il libro digitale – Foto di Marcello Ravveduto

La radicalità del testo è influenzata dalla lotta per le investiture che echeggia nello spettacolo serale. Si avete capito bene. D’estate, quando la visita è finita non vi conviene andare via. Alle ventuno, quando il cielo ormai è scuro, punteggiato dalle stelle, il cortile diventa un palcoscenico con una proiezione che trasforma l’intera facciata del museo, e parte di quelle laterali, in uno schermo tridimensionale dove uomini, icone, grafiche, filmati e suoni avvolgono gli spettatori fissati ad ammirare lo “stupor mundi” digitale.

Lo spettacolo notturno – Foto di Marcello Ravvedutoin foto: Lo spettacolo notturno – Foto di Marcello Ravveduto

Lo scorso anno “Il mondo di Federico II” è stato indicato da un comitato di esperti quale quarto museo narrante più interessante al mondo, secondo in Europa e primo in Italia. Il numero uno, nella classifica generale, è «In orbit» di Tomàs Saraceno, realizzato a Düsseldorf in Germania: i visitatori possono muoversi nel vuoto di una gigantesca installazione, contenuta nel museo, privi di peso. Al secondo c’è l’Academy of Scienze di San Francisco (Usa) con un progetto firmato da Renzo Piano: esperienze multisensoriali si alternano a immersioni in acquari ed escursioni notturne nei parchi. Sempre statunitense è anche il terzo museo narrante: il Cooper Hewitt a New York interamente dedicato al design e alle arti decorative. Poi c’è il Castello di Lagopesole. Ma su diciotto musei segnalati in tutto il globo terrestre ben otto sono italiani: Il Foro di Cesare, Roma; Museo interattivo del cinema, Milano; Science center delle Alpi, Trento; Museo della ceramica, Savona, Museo Egizio, Torino, Forte di Bard, Torino-Aosta; Reggia Venaria, Torino.

Ci avete fatto caso? Tutti gli altri musei italiani (ma anche quelli stranieri) sono in aree metropolitane o città medie al centro di traffici economici, flussi turistici, movimenti di uomini e merci. Lagopesole è la frazione di un comune in una Regione che ha meno della metà degli abitanti di Milano e che rappresenta la cosiddetta periferia interna della UE: comprensori in cui la scarsa accessibilità si unisce all’assenza di centri urbani con funzioni di snodo economico. Territori in cui gli assetti sociali sono condizionati da economie deboli e vulnerabili, dalla mancanza di adeguate opportunità di lavoro, dall'emigrazione e dall'invecchiamento della popolazione. Tendenze che creano esclusione sociale ed esclusione territoriale dai processi e dalle opportunità socio-economiche tradizionali. Vista da Lagopesole questa definizione è insignificante perché proprio quelle tradizioni, che si fanno storia narrata, rendono protagonista nel mondo un piccolo centro grande quanto il condominio di una metropoli.

Come è possibile? La produzione di valore economico della cultura non si misura in base alla distanza dagli hub di produzione industriale e distribuzione commerciale ma in virtù della capacità di rendere unico e attraente un territorio, con le sue peculiarità storiche, artistiche, architettoniche, ambientali e gastronomiche, grazie alla creatività di progetti innovativi capaci di reinventare le tradizioni. Nell’ultimo anno al castello di Lagopesole ci sono stati 30mila visitatori, ovvero più di 4 volte il numero degli abitanti della frazione.

E così capita che inserendo la frase “museo narrante” su Google il terzo link indichi “Il mondo di Federico II” e, spulciando tra le pagine digitali, vedere spuntare una recensione di Trip Advisor

la recensione di Trip Adivisor – Screenshotin foto: la recensione di Trip Adivisor – Screenshot

È proprio il caso di dire che il futuro ha un cuore antico, a patto che se ne sappia raccontare la storia nell’era dell’esplosione digitale.