Potrebbe esserci una nuova svolta nel mistero della strage di Ustica, a quasi 40 anni dall'incidente aereo che costò la vita agli 81 passeggeri che da Bologna erano diretti allo scalo di Palermo. Era, infatti, il 28 giugno 1980 quando il Douglas DC-9-15 della compagnia aerea italiana Itavia si squarciò improvvisamente in volo e cadde in mare, nella zona compresa tra le isole di Ustica e Ponza. Sono stati, infatti, riesumati i resti di Mario Alberto Dettori, uno dei radaristi dell'Aeronautica militare, in servizio nella base di Poggio Ballone, in Toscana, al momento dell'incidente.

Dettori fu trovato impiccato sulla strada per Istia d'Ombrone, sei anni dopo la strage, nel 1987. Tutti hanno pensato all'epoca al suicidio, per cui anche il fascicolo giudiziario fu ben presto archiviato. Ma la sua famiglia non  ha mai creduto alla veridicità di questa tesi: la notte dell'incidente, tornato a casa, disse alla moglie: "Siamo stati a un passo dalla terza guerra mondiale". Aveva probabilmente visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere né raccontare. Dopo 30 anni la figlia Barbara, con il sostegno dell'associazione antimafia Rita Atria,  ha presentato alla procura di Grosseto nuove carte per riaprire il caso. I resti del maresciallo dell'aeronautica sono così stati riesumati e si aspetta di conoscere i risultati dell'autopsia.

Come riportato dal quotidiano Il Tirreno che ha diffuso per primo la notizia, le analisi verranno effettuate presso l'Istituto di Medicina Legale di Siena. "Non abbiamo mai creduto al suicidio, mio padre non lo avrebbe mai fatto – ha precisato Barbara -, non era proprio il tipo e aveva tre figli piccoli. Noi siamo convinti che in quel posto non fosse solo. Vogliamo la verità". Bisognerà aspettare qualche mese probabilmente per avere notizie più certe sull'analisi dei resti di Dettori. Se il maresciallo non si fosse ucciso, si aprirebbe probabilmente un nuovo capitolo su uno dei misteri irrisolti della storia italiana degli ultimi anni.