Un'autentica strage di pinguini di Adelia si è avvenuta al Polo Sud per cause del tutto naturali. Sembra infatti che il massacro sia stato provocato da un mastodontico iceberg, grande oltre il doppio delle dimensioni di Roma, che ha ostruito la colonia degli animali, rendendo irraggiungibile lo sbocco sul mare. Sono 150 mila, si stima, gli uccelli morti di fame negli ultimi cinque anni a Cape Denison, nella baia del Commonwealth, in Antartide. L'iceberg si è infatti distaccato già nel 2010, scrive il Guardian, e ha costretto i pinguini alla circumnavigazione di oltre 60 chilometri per raggiungere il mare dove cacciare il pesce da mangiare.

“Il problema è che i pinguini non migrano”, spiega Chris Turney, professore di cambiamento climatico e di Scienze della Terra presso l'Università del New South Wales. “Sono bloccati lì. Stanno morendo … Quelli che sopravvivono sono chiaramente in difficoltà. Riescono a malapena a sopravvivere se stessi, non si parla nemmeno di una prossima generazione, perché i pinguini Adelia ritornano alla colonia in cui sono nati e tentano di ritrovare sempre lo stesso compagno e il nido e non si discostano da questo stile di vita”. Dei 160.000 pinguini registrati nel 2011 oggi solo 10.000 sarebbero ancora in vita e i ricercatori del Climate Rsearch Center australiano prevedono che nel giro di 20 anni anche questi moriranno a meno che l'iceberg, conosciuto con la sigla B090B, non si rompa consentendo l'accesso al mare agli esemplari sopravvissuti. L’altra possibilità è che gli animali capiscono finalmente che è arrivato il tempo si spostarsi in un'altra zona.