Salvo Madonia, capomafia palermitano della cosca di San Lorenzo, sarebbe stato tra i mandanti dell'attentato in persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i 5 uomini della scorta il 19 luglio 1992. Vittorio Tutino, invece, avrebbe partecipato alla fase esecutiva della strage. Entrambi gli imputati sono stati condannati all’ergastolo dalla corte d’assise di Caltanissetta presieduta da Antonio Balsano. La corte ha condannato a dieci anni i “falsi pentiti” Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia e infine i giudici hanno dichiarato estinto per prescrizione il reato contestato a Vincenzo Scarantino, anche lui imputato di calunnia. I falsi pentiti sarebbero autori del depistaggio che ha portato alla condanna di sette innocenti per i quali, dopo il passaggio in giudicato dell’ultimo verdetto, verrà avviato il processo di revisione. Le accuse dei falsi collaboratori di giustizia sono state fondamentali per le loro condanne: da qui quindi la contestazione della calunnia. Lo stesso reato veniva contestato a Scarantino al quale però i giudici hanno riconosciuto la circostanza attenuante di essere stato indotto a fare le false accuse e la concessione dell'attenuante ha comportato la prescrizione del reato. Ai familiari delle parti civili costituite – congiunti di Borsellino e degli uomini della scorta – sono state liquidate provvisionali immediatamente esecutive comprese tra i 100.000 e i 500.000 euro ciascuno.

“Le indagini sulle stragi di mafia non sono ancora finite” – “Sono soddisfatto per la sentenza, ma le indagini sulle stragi di mafia non sono ancora finite”, ha detto all'Adnkronos il Procuratore capo di Caltanissetta Amedeo Bertone commentando gli ergastoli dei boss Madonia e Tutino per la strage di Via D'Amelio. “L'impianto accusatorio ha retto – ha aggiunto – quindi sono soddisfatto per l'esito del processo. Credo che lo siano anche i familiari delle vittime, e comunque credo che sia stato un ottimo risultato, almeno dal mio punto di vista”. Per quanto riguarda la prescrizione per Scarantino, Bertone ha detto che “in relazione alle attenuanti generiche e le altre attenuanti, leggeremo le motivazioni”. “La frase che le indagini sulle stragi di mafia non sono ancora finite, può destare certamente preoccupazione ma bisogna scoprire altre cose”, ha detto ancora concludendo: “Noi nella requisitoria abbiamo rappresentato tutti gli elementi che bisogna compiutamente decifrare, penso anche all'agenda rossa, alla conversazione della moglie di Di Matteo sulla Polizia infiltrata”.