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20:03

Sirenetta, hai 21 anni per sempre

Tante cose da scriverti, troppo da raccontarti; una penna piena d’inchiostro blu come l’oceano e un’infinità di domande ancora senza risposta.

Sirenetta, hai 21 anni per sempre.

È solo una voce che senti in questo momento, ma a parlarti sono all’unisono tutti i cuori di chi ha avuto la fortuna di incontrarti lungo il cammino e non può fare a meno di amarti per sempre.

So che mi ascolti dalla tua isola che non c’è e che adesso ci guardi tutti, mentre sorseggi il tuo Makito, sulla sdraio in riva.

Scalda il cuore immaginarti correre lungo la spiaggia e tuffarti in fondo al mare, in un posto forse non troppo lontano da qui, dove continui ad illuminare, come un sole, col tuo sorriso, chi ti circonda.

Hai mostrato al mondo e alla sua gente tutti i colori dell’arcobaleno, nella misura di un attimo: caparbia, energica, sportiva e modaiola, elegante e sensuale senza saperlo neppure, limpida come una mattina d’estate e malinconica ogni mille manciate di attimi.

Hai vissuto a modo tuo e, come un pianeta inesplorato, guardandoti negli occhi non si riusciva mai ad immaginare cosa avessi in mente e nel cuore, quel cuore che ha smesso di battere, quasi per capriccio.

Ammettilo, Ida, volevi sorprenderci anche stavolta e lasciarci senza parole; sei andata via di qui in gran stile, sotto il sole di mezzogiorno, senza una nuvola e a pochi passi dal posto che adoravi.

In realtà, non sopportavi l’idea di invecchiare e sei riuscita a farti ricordare, splendida Peter Pan ventunenne, sconfiggendo il tempo che logora e invecchia.

Così bella, dolce e sorridente, sopra le righe, piccola grande donna tenera e affascinante, imperscrutabile; senza rendertene conto, rendevi le nostre giornate più entusiasmanti: se fossi una ricetta, saresti fatta di enormi cucchiai di semplicità, un pizzico di ironia, condito con tanti litri di energia e animo sprezzante dell’ordine costituito.

Paura di dimenticarti? Timore di non aver “vissuto abbastanza” con te? … nemmeno un po’!

Se c’è qualcosa che ci hai lasciato, oltre il vuoto incolmabile, è una miriade di ricordi e un imperativo: VIVERE, come te, ogni attimo come se fosse il primo e l’ultimo, al contempo.

Tu, come un abile e addestrato gladiatore, affrontavi e sconfiggevi le piccole sofferenze quotidiane, a colpi di forza e determinazione.

È questo il dovere mio e dei mille volti che ti salutano, oggi, ancora una volta: vivere appieno, come ci hai insegnato tu.

Ciao Iduccia,

adesso siamo solo noi tre a parlarti. Dove sono finite le “Fantastiche Quattro”? Il gruppetto indissolubile?

Non voglio annoiarti e scrivere parole inutili, pensieri che conosci già: se immaginassi una frase che potresti dirci ora sarebbe “Ragà finitela ya e uscite”.

Se chiudiamo gli occhi, tu sei lì ed è così facile allungare la mano e provare a riportarti qui. Non potevi rimanere e crescere ancora un po’ con noi? Che fretta c’era?

La tua assenza ha un rumore assordante: c’era ancora tanto, troppo da vedere, fare, raccontare, vivere. Dovrei fermarmi, non vorresti.

Ogni attimo trascorso è stato un dono incommensurabile, dai segreti allo shopping, dai sorrisi spontanei alle risate di gusto, dalle passeggiate da teenager alle villette alle all star, dagli accessori particolari ai drink della domenica sera, dai TVB un po’ ovunque sui libri di scuola alle caricature di expertus e letargia, dal risotto allo zafferano alle tue fantastiche torte, dal progettare le vacanze post esami ai ricordi delle versioni di greco con zia Lina, dal pettinarci in classe alle serate Dottor Why al Moro, dal ritirarci all’alba e cantare in macchina a squarciagola al parlare un po’ di tutto e pensare di conoscerti da sempre.

Non contava vederci o sentirci ogni giorno, la nostra amicizia era un riparo tranquillo in cui riposare, un porto sicuro in cui attraccare.

A pochi passi da noi c’è il tuo corpo soltanto, se ti chiamiamo non rispondi, se ti abbracciamo non reagisci; la tua anima, invece, quella è in mille piccole schegge, che hai donato ad ognuno di noi.

Sei qui, sabato pomeriggio o domenica sera, lunedì mattina, nell’abbronzatura e nel sapore di salsedine, nel vento e nei tuffi in acqua salata, nei colori dell’arcobaleno, nelle inesorabili ed instancabili forze della natura.

Quanto era bello vederla sorridere e se qualcuno sta piangendo adesso, dovrebbe provare a fermarsi.

Ognuno di noi ha ricevuto un dono prezioso; Ida ha saputo vivere intensamente dal primo all’ultimo istante, ha amato ed è stata riamata, ha sofferto qualche volta ma ha gioito più spesso, ha avuto una famiglia meravigliosa e amici sparsi per il mondo, ha rubato cuori in giro e NESSUNO LA DIMENTICHERÀ.

Ida è nel giro enorme di questa giostra che chiamiamo vita; non l’oblio, non la sofferenza, non la morte potranno offuscare il suo splendore.

Vedrai il mondo attraverso i nostri occhi, vivrai accanto a noi ogni avventura nuova, ci sorveglierai nelle difficoltà e sorriderai alle nostre gioie.

Ci troveremo in quel posto solo NOSTRO, sulla linea dell’orizzonte, in quell’attimo sospeso tra il giorno e la notte.

Resta accanto a noi. Per sempre.

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Che poi, presto o tardi, tornano. Tornano quando, ormai, nei tuoi occhi e nel tuo cuore la malinconia è scomparsa.

Hai presente il momento in cui smetti di cercare la perfezione, ma sorridi dei difetti che hai? Immagini l'espressione che hai sul viso al mattino quando suona la sveglia? Sì, proprio quella.

Come ogni pagina, tema o articolo, le prime righe sono cruciali e, forse, le più complicate: fanno riflettere. È facile lasciar perdere, per il timore di cadere nella banalità. Tre brevi lunghi anni, con mamma Bocconi. Un attimo di pausa: è il momento di mettere al sicuro i ricordi.
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