
La celebre installazione rivolta al tempio dell'alta finanza, la Borsa di Milano in Piazza Affari
In questi giorni in cui l'alta finanza è forse tra le cose meno amate dalle persone, quella che ogni giorno di più pare diventare la maggiore attentatrice alle nostre libertà, come una dittatura invisibile, mi torna in mente uno dei nostri più geniali e controversi artisti. Uno dei pochi, spesso, più forte del sistema che combatte.

Vi è, nelle opere di Maurizio Cattelan, qualcosa di raggelante. A parte la bellezza e la forza espressiva di molte sue opere, la grande abilità e in qualche modo genialità, di questo artista, così spesso snobato dall'arte e coccolato dalla cronaca e da una certa intellighenzia di plastica e festaiola, sta nella capacità di riuscire a “piazzare le sue opere” nei contesti a cui rivolge la provocazione, che sono quelli che ingaggiano sempre le battaglie per respingere le sue opere. Tutto questo senza restare fagocitato dal meccanismo del mercato. Restando un artista, intendo. Non puro, forse, ma un artista. In questo senso lo trovo unico.



non penso che abbia davvero importanza chi fa una cosa o chi la firma. Il contenuto é importante. Sia esso qualcosa che si dice, un’idea o un’immagine. Alla fine, tutto appartiene a tutti.
Le sue opere raccolgono il disprezzo verso ciò che per tutti è inaccettabile e lo esplicitano in modo clamoroso. Questa azione, rapportata ai tempi in cui viviamo, assume un significato evidente. Eppure in qualche modo misterioso e appunto, spesso, non considerato in tutto il suo valore artistico e rivoluzionario. Forse c'è un motivo. Cattelan non emoziona. Sarà per l'assenza di retorica, ma anche del sentimento della commozione che non si prova davanti alle sue opere che riescono, per contro, a risvegliare il senso dell'indignazione, dell'orrore, dello sgomento e a volte anche quello di una macabra ironia. Cose non marginali in un opera d'arte.

Forse, in un epoca così arida come quella che attraversiamo, l'arte di Cattelan può essere considerata il simbolo di ciò che resta dell'idea di coscienza e l'espressione della necessità di tornare a interpretare l'arte come elemento di rottura. Il fatto che riesca ad interferire così prepotentemente anche con le dinamiche istituzionali lo trasforma in un fenomeno davvero unico.

E' un'arte funzionale in cui il bello, in quanto bello, è escluso e la forma diventa messaggio diretto. Enormi metafore. E' un arista freddo, questo si. Un'artista che comunque si assume delle responsabilità, si schiera. Questo me lo rende immediatamente simpatico e suscita la mia incondizionata stima.

Ho la sensazione – ma riconosco di essere un po' esagerato e di entusiasmarmi facilmente di fronte a certi fenomeni sociali – che la storia lo riconsegnerà tra i grandi dell'arte di ogni tempo.

facebook
feed rss
twitter
linkedin