Un gruppo di ricercatori dell'Università di Taiwan ha scoperto perché i violini realizzati da Antonio Stradivari resistono meglio degli altri all'usura del tempo. Lo studio, illustrato in un articolo pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences”, spiega che per dare ai suoi violini un'acustica unica, Stradivari sottoponeva il legno a un trattamento estremamente diverso da quelli conosciuti dalle generazioni successive di liutai.

Lo studio ha svelato che il legno veniva imbevuto in una soluzione chimica di alluminio, calcio, rame, sodio, potassio e zinco. Lo scopo era tenere lontani funghi e tarli. I campioni sono stati sottoposti a diversi esami, più di quelli che potrebbe sostenere un qualsiasi essere umano: spettroscopia, risonanza magnetica, diffrazione con luce di sincrotrone, analisi termogravimetrica e calorimetria differenziale a scansione.

I risultati hanno mostrato che il passare del tempo ha causato la decomposizione di circa un terzo dell'emicellulosa, abbassato il tasso di umidità e portato a compimento una parziale ossidazione della lignina rispetto agli strumenti più recenti. Tuttavia, negli Stradivari, la cellulosa era rimasta sostanzialmente impermeabile al trascorrere dei secoli, mantenendo la sua struttura cristallina e, di conseguenza, la resistenza meccanica.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Infatti, secondo i ricercatori, le reazioni chimiche di questa soluzione con il legno di acero potrebbero essere da un lato all'origine di un suono così speciale, dall'altro potrebbero aver alterato il processo di decomposizione del legno. "Siamo preoccupati – ha scritto l'autore della ricerca Hwan-Ching Tai – che questo processo possa andare avanti col tempo e portare a un cedimento strutturale". Il segreto degli Stradivari, dunque, potrebbe anche essere il loro punto debole. Oggi, finalmente, la scienza è riuscita a capire il perché questi straordinari violini sono così diversi dagli altri.