Durante un'intervista concessa pochi giorni fa a Gianni Riotta, principalmente incentrata sul fenomeno della post-verità, dell'ascesa dei populismi e sui temi legati all'immigrazione e all'accoglienza dei profughi, lo scrittore napoletano Roberto Saviano, dichiarandosi solidale con i profughi che arrivano nel Belpaese attraversando il Mediterraneo e rischiando la vita per un'opportunità di vita migliore, ha affermato: "Sogno sindaci africani per il Sud", sostenendo in qualche modo l'ipotesi che potrebbero essere proprio i "nuovi codici", ovvero abitudini, mentalità, stili di vita e spirito di sacrificio, "provenienti dall'esterno" a scardinare il sistema sociale malato dell'Italia, in particolare al Sud, luogo che Saviano definisce una "terra martoriata". La frase dello scrittore napoletano ha subito creato un'accesa polemica, scatenando l'ira di alcuni politici che si sono detti "indignati" dall'affermazione di Saviano.

Capofila del risentimento contro l'opinione dello scrittore Matteo Salvini, che in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook ha ripreso l'affermazione di Saviano invitandolo, tra le righe, ad andarsene in Africa: "Saviano a Rai Storia: "Sogno sindaci africani per il Sud". Io sogno Saviano in Africa", ha scritto il leader del Carroccio, scatenando i commenti indignati dei propri follower che hanno duramente contestato le posizioni espresse da Saviano. "Va Saviano, va pure sereno in Africa che nessuno sentirá la tua mancanza qui! Liberaci dalle tue cazzate!", scrive Sabrina. "Ma a prescindere da ciò che si pensa sull'immigrazione, perché avere sindaci africani? Sono più intelligenti secondo Saviano? In questo caso lo si potrebbe definire razzista dato che li ritiene preferibili solo per il fatto di essere africani", commenta invece Massimo.

A stretto giro Roberto Saviano ha risposto al commento di Salvini, a cui si è in seguito aggiunta la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, con un lungo post pubblicato su Facebook: "Ieri scopro di essere nei trend topic di Twitter perché insultato da Giorgia Meloni e Matteo Salvini che mi invitano ad andare a vivere in Africa. Io in esilio di fatto ci sto già da sei anni, da quando nel 2010, dopo l'inaspettato successo di Vieni via con me, fui praticamente cacciato dal Governo Berlusconi. Subivo attacchi quotidiani e mi resi conto che l'Italia, il Paese con le mafie più pericolose e potenti al mondo, il Paese che invita costantemente all'omertà, non poteva più essere casa per uno come me. Da allora sono cambiati solo i governi, ma non la sostanza dei fatti", spiega Saviano.

"Siamo diversi io, Meloni e Salvini. E della mia diversità ne faccio un vanto. Loro propongono discorsi sulla razza, discorsi che io aborro. La città di New York cambiò volto con Fiorello La Guardia, figlio di padre cattolico di Cerignola e di madre ebrea di Trieste. Dal 1934 al 1945 La Guardia fu sindaco di New York, un sindaco figlio di immigrati, con sangue italiano, un sindaco ebreo. Immaginate cosa ne avrebbero detto Salvini e Meloni: "Se ne torni tra le pecore, La Guardia, ad amministrare New York non ci vogliamo uno straniero", prosegue lo scrittore.

"Salvini e Meloni gettano ami nel mucchio e come gran parte degli esponenti politici italiani non hanno alcuna conoscenza reale del territorio. Non sanno che ci sono interi paesi del sud Italia come Castelvolturno, come Rosarno, dove gli immigrati si sono ribellati alle organizzazioni criminali quando gli italiani non lo facevano più da decenni", sostiene Saviano, aggiungendo: "Vorrei che Meloni e Salvini capissero che non esistono differenze tra razze, non esiste alcuna invasione, ma esiste un Paese, il nostro, che loro due hanno contribuito, con le forze politiche che rappresentano (e che li rappresentano), a rendere inefficiente, cattivo, discriminatorio. Un Paese in cui realizzarsi è difficilissimo per tutti (italiani e stranieri, e non certo per colpa degli stranieri), un Paese da cui la giustizia sembra essere bandita".

"Io in Africa ci vado: accompagnerò Salvini magari a recuperare i fondi pubblici della Lega Nord finiti in Tanzania e Meloni a scusarsi per le atrocità commesse dal regime fascista nei territori ex coloniali, regime con cui lei politicamente è in continuità. Per le scuse non è mai tardi", conclude Roberto Saviano.