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Sanremo, la carne ad orologeria e la nuova Italia

Un fenomeno di comunicazione dicotomico ci avvolge e ci travolge in questi giorni: mentre Monti ipnotizza le platee finanziarie, Berlusconi è sempre più padrone del sistema culturale che ipnotizza la massa critica del popolo televisivo.

Un fenomeno di comunicazione dicotomico ci avvolge e ci travolge in questi giorni: da un lato la diffusione di un messaggio di modernità, innovazione e ritrovata sobrietà, lanciato dal governo Monti e dai media filo governativi in genere, dall'altro una manifestazione popolare come Sanremo, nella sua edizione più retriva e reazionaria degli ultimi anni.

Sanremo, la carne ad orologeria e la nuova Italia.

Ho seguito il festival per interesse antropologico. Mi sono così auto inferto notevoli sevizie psichiche e tranne i 3′:45″ in cui Patti Smith insieme ai Marlene Kuntz ha ridato vita a “Because the night” – che hanno attenuato la sofferenza – tutto il resto come diceva Califano è stata noia. Noia e rabbia verso uno show vecchio, inutile, anacronistico e vagamente reazionario che ha premiato, naturalmente, il peggio del già desolato catalogo musicale in gara. Allora mi sono imposto di buttare giù questa riflessione cercando di guardare tra le pieghe meno appariscenti, ma più sostanziali, di questo fenomeno mediatico che si intreccia alla percezione truffaldina che il Paese stia facendo dei passi in avanti.

Da alcuni anni ormai, ma questa non è una novità, Sanremo è “esclusivamente” una macchina da business utile soprattutto alla RAI per rientrare di qualche spicciolo dal clamoroso passivo che l'attanaglia e simulare una concorrenza degna a Mediaset; ai discografici che cercano di arrabbastare, a margine di business ben più corposi, un po' di danaro stagionale e alla macchina di comunicazione dello Stato che ne approfitta per “vendere” un'immagine del paese funzionale alle coordinate politiche del momento.

Viene costruito così uno show le cui canzoni sono selezionate con il finto criterio-pretesto di stigmatizzare e rappresentare eterogeneamente gusti e tendenze, musicali e non, delle varie fasce sociali del Paese in modo che esso vi si possa riconoscere e identificare, assolvendo così anche al ruolo sociale che riveste. Un maldestro tentativo di “politicamente corretto” per confermare il suo ruolo culturale. Esattamente come fa il Parlamento quando sostiene il paradosso di rappresentare il Paese.

Contestualmente la ricetta prevede l'allungamento del brodo della gara fino alla triplicazione dei tempi di trasmissione, con gag volgari e falsamente satiriche che fanno orrendamente finta di essere trasgressive e picconatrici del potere, degne del peggior Bagaglino e scritte da “Autori” come Federico Moccia (per dare un imprinting giovanilistico) allo scopo di farcire la diretta televisiva, tra un tempo morto e l'altro (i tempi morti sono più della metà del programma), di spot pubblicitari e televendite pecorecce condotte dal depresso Morandi. Il quadro è tinteggiato, per circa un 10% della durata complessiva, di reciproci salamelecchi tra i conduttori e i dirigenti RAI seduti in prima fila che si ringraziano vicendevolmente per il grande lavoro svolto per l'azienda (mica per i telespettatori) con repentini e ripetuti autoincensamenti. A chiudere, le sfavillanti scenografie di Gaetano Castelli che da una ventina d'anni a questa parte sembra essere il solo scenografo televisivo italiano; deve aver vinto un appalto a vita, come i senatori o alcuni parlamentari.

Ma il “clou” sotto culturale di questo show deprimente, depresso e antistorico, in cui la musica è assolutamente marginale, lascia sgomenti. Sia per il fatto in sé, sia perché nella confusione non viene percepito nel suo orripilante e spaventoso senso retrogrado e reazionario: la gestione dei “pezzi di carne femminili”, un vero capolavoro del trash.

Dopo le due figone nazionali (Canalis e Rodriguez, la seconda se non altro parlante) chiamate a sostituire, nelle prime due serate, la bellona ipertrofica a basso costo di turno che era rimasta col collo bloccato, ecco che la terza sera la bella statuina ceca Ivanka (o Ivana? non s'è capito…) viene svelata come stesse entrando in scena un premio Nobel, ma trattata, immediatamente dopo, come carne ad orologeria. Morandi ride e la squadra imponendole con gli occhi ora il silenzio, ora il sorriso, ora il discorso: ” ho preparato un discorso” fa Ivanka, “naaa davvero??!! ma che brava!”, fa Morandi, falsamente incredulo che cotanto quarto di manza possa anche articolare le labbra coi comandi del cervello e impone il silenzio in sala mentre la modella mostra per un attimo lo stacco di coscia chilometrico; “sentiamo il discorso di Ivanka” annuncia alla platea – non prima però di averle chiesto se le piacciono le canzoni di Sanremo: lei risponde, si tanto (in conferenza stampa la maggiorata aveva dichiarato di non amare la musica italiana…) – ” volevo dire che sono molto contenta di essere qui e salutare la mamma, il papà, lo zio, il nonno, ecc…”,

Morandi la stoppa e invita il pubblico ad un grande applauso per l'inaudita performance della bimba. E scatta dalla platea l'ovazione telecomandata, mentre Morandi e Papaleo continuano a squadrare il tocco di carne con gli occhi da maniaci sessuali che invitano implicitamente il pubblico ad apprezzare questo grande regalo da addio al celibato che Sanremo e la RAI gli elargiscono. Poi la mandano via come fosse l'omino del microfono. Nemmeno negli anni '50 una donna veniva presentata e trattata così: macelleria pura.

due canzoni, sulle prime tre classificate, sono cantate dai puledri della scuderia De Filippi, la Ministra della Cultura di Berlusconi

Ma la cosa che meglio spiega il senso del festival acutamente occultato dai produttori sta nel risultato finale della gara che premia “inaspettatamente” due canzoni, sulle prime tre classificate, cantate dai puledri della scuderia De Filippi, la Ministra della Cultura di Berlusconi, la reginetta del trash. Un grande segno di cooperazione e responsabilità nazionale come quella che unisce PD e PDL a sostegno dell'operato di Monti.

Diceva lo specialista di trame oscure, Giulio Andreotti che a pensar male si fa peccato, ma in genere ci si azzecca. Nota a margine: il giorno dopo la fine del festival, Mazzi, il direttore artistico (che abuso di parola!), si è trasferito in Mediaset.

Insomma, mentre Monti incanta le platee finanziarie e la poca gente che legge i giornali, illudendole che anche l'Italia sarà a breve un Paese del nord Europa, Berlusconi approfitta della scarsa attenzione alla RAI e alla TV in generale ed è sempre più padrone della testa del suo pubblico e della sua gente, giovane e meno giovane, ed è sempre di più il padrone indisturbato dell'infrastruttura di comunicazione chiamata TV e del popolo cresciuto e svezzato all'ombra delle sue 5 reti televisive. Quello che anche la prossima volta (se ci sarà) saprà su quale scheda mettere la croce, quando sarà il momento.

Naturalmente, però, la RAI, che è un'azienda etica e responsabile, ha impedito ad un ragazzo di 15 anni, scientificamente travestito da costumisti incompetenti da “giovane d'oggi” degli anni '80, vincitore della sezione giovani, di cantare dopo la mezzanotte perché minorenne. Un'Azienda seria, mica cazzi!

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