Nel maggio 2016 fece per la prima volta capolino un'ipotesi di riforma del sistema pensionistico che prevedeva la riforma della normativa del cosiddetto "riscatto della laurea" a fini pensionistici. Una vera e propria rivoluzione, visto che i contribuenti interessati a procedere con il riscatto degli anni universitari per anticipare la propria entrata in pensione si sono sempre trovati a fronteggiare costi altissimi, in molti casi proibitivi.

Nel maggio dello scorso anno, durante un incontro tra Governo e sindacati, venne per la prima volta messa sul tavolo una proposta innovativa: abbattere i costi relativi al riscatto della laurea e rendere l'operazione meno onerosa. I rappresentanti dell'allora esecutivo Renzi – il sottosegretario alla presidenza del consiglio Tommaso Nannicini e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – e i segretari dei maggiori sindacati del Paese – Susanna Camusso della Cgil, Carmelo Barbagallo della Uil e Annamaria Furlan della Cisl – discussero alcune proposte, con l'intenzione di individuare soluzioni condivise per attuare modifiche sostanziali al sistema pensionistico italiano e all'attuale legislazione sul lavoro.

In materia pensionistica, durante l'incontro si vagliò l'ipotesi di cambiare i requisiti e i termini per il riscatto della laurea, per fornire un'opzione in più ai contribuenti interessati a lasciare la propria occupazione con qualche anno di anticipo rispetto al limite fissato dalla Legge Fornero. È ormai passato un anno dall'incontro tra governo e sindacati, ma recentemente l'esecutivo Gentiloni è tornato a discutere la proposta: pochi giorni fa, infatti, il sottosegretario all'Economia Baretta ha sostenuto che il riscatto della laurea gratuito potrebbe finalmente diventare realtà, una misura pensata per favorire soprattutto le giovani generazioni che al momento sono decisamente sfavorite dall'attuale normativa in materia pensionistica e rischiano di vedere la pensione, forse, solo verso i 75 anni. Il riscatto della laurea, nonostante esista già da molti anni, non è molto popolare, infatti, a causa degli alti costi che comporta usufruirne.

La normativa attuale, infatti, prevede la possibilità di versare i contributi necessari a far entrare nel computo dell'età pensionabile anche gli anni passati all'università, ma l'importo richiesto dall'istituto di previdenza sociale spesso risulta essere proibitivo, perché il calcolo viene effettuato parametrando la contribuzione dovuta per ogni anno universitario allo stipendio attuale e, al pensionato a fine carriera che si trova a valutare l'opzione del versamento di contributi a copertura di quegli anni, spesso viene presentato un conto salato, che lo porta a desistere dal proposito e lo spinge a rimanere a lavoro fino alla scadenza naturale imposta dalla legge pensionistica in vigore.

riscatto laurea

Qualche esempio: una ragazza di 27 anni con un solo anno di anzianità contributiva e con un reddito pari a 21 mila euro, che volesse richiedere il riscatto della laurea per quattro annualità, dovrebbe versare nelle casse dell'Inps circa 28.000 euro di contributi. Nel caso in cui fosse interessato al riscatto un ragazzo di 27 anni con un reddito annuo di circa 22 mila euro, la cifra richiesta sarebbe pari a 29 mila euro. Cifre considerevoli, che però tendono a crescere di molto se a fare la domanda di riscatto è una persona quarantenne, per esempio, con uno stipendio più alto. Sempre sul sito dell'Inps, il caso di una donna di 40 anni con uno stipendio da 36.000 euro circa e undici anni di anzianità contributiva: le verrebbero richiesti 65 mila euro per poter accedere alla possibilità di riscattare gli anni universitari. Quasi due annualità intere di stipendio.