Riforme Costituzionali, nuova bozza tra bicameralismo e meno parlamentari

Pdl, Pd e Terzo Polo preparano una nuova bozza di riforma costituzionale che, tra maggiori poteri al Premier, il superamento del bicameralismo perfetto e nuove regole per i lavori del Parlamento, lascia aperto il nodo della legge elettorale.
Pdl, Pd e Terzo Polo preparano una nuova bozza di riforma costituzionale che, tra maggiori poteri al Premier, il superamento del bicameralismo perfetto e nuove regole per i lavori del Parlamento, lascia aperto il nodo della legge elettorale.

Tra le buone prassi  riportate dal Governo tecnico di Monti, dopo una lunga stagione di aspri conflitti politici, vi è anche una ritrovata volontà da parte dei partiti di sedersi attorno ad un tavolo e discutere di riforme. Soprattutto la riforma istituzionale è diventata uno degli argomenti principali di trattativa tra le componenti parlamentari che da qualche mese cercano di stilare un accordo di massima da presentare poi in Parlamento.

Nuova bozza di accordo tra Pdl, Pd e Terzo Polo – Dopo la bocciatura del referendum sull'abrogazione della legge elettorale da parte della Consulta, la maggior parte dei  parlamentari è convinta che un intervento nella materia per superare il tanto discusso Porcellum sia necessario, ma nessuno vuole mettere mano alla nuova legge senza ritoccare alcuni principi in materia di regole parlamentari e poteri esecutivi e legislativi. Dopo la prima bozza di accordo scritta qualche settimana fa, le trattative sono continuate e i rappresentanti di Pd, Pdl e Terzo Polo hanno presentato un nuovo progetto con qualche modifica da sottoporre ai leader dei partiti. Tra le misure in cantiere oltre alla già consolidata diminuzione del numero dei Parlamentari, anche un abbassamento dei limiti di età per diventare Presidenti di Camera e Senato che scendono rispettivamente a 21 e 35 anni.

Superamento del bicameralismo perfetto – Il vero nocciolo della riforma, però, sarà incentrato sul superamento del bicameralismo perfetto e su un riequilibrio tra potere legislativo ed esecutivo soprattutto in materia di prerogative del Presidente del Consiglio. Secondo la bozza i due rami del Parlamento si dovrebbero suddividere i compiti, con il Senato che si occuperà specificamente di questioni regionali e la Camera di quelle statali. Rimarrebbe la possibilità di richiamare una legge approvata nell'altro ramo, ma con un obbligo temporale stringente. Dalla suddivisione rimarrebbero fuori le norme Costituzionale, le leggi di bilancio e i trattati internazionali. Per  i senatori inoltre si prospetta una revisione del modo di operare, con una diaria collegata all'effettiva presenza a Palazzo Madama, niente più sovrapposizioni tra Commissioni e lavori d'Aula e sopratutto un'apertura settimanale più lunga al Senato.

Maggiori poteri al Premier – Per quanto riguarda il Premier nell'accordo si prevede un notevole aumento dei suoi poteri sui Ministri, che oltre ad essere indicati al Capo dello Stato per la nomina potranno anche essere revocati. In generale vi è la volontà di far durare i Governi il più a lungo possibile con l'introduzione della sfiducia costruttiva dove l'Esecutivo può cadere solo se ne nasce un altro durante la votazione parlamentare. Per quanto riguarda il ricorso alla fiducia da parte del Governo invece se ne scoraggia l'uso anche grazie a tempi più certi per i disegni di legge presentati dal Governo. In generale sembra chiara una volontà di sistematizzare i tempi di lavoro del Parlamento oggi troppo confusi, sulla stessa linea infatti è anche l'introduzione di tempi certi per la discussione delle leggi d'iniziativa popolare.

Il nodo della legge elettorale – I partiti contano di approvare le varie riforme entro la fine dell'anno anche per un'applicazione immediata già dalla prossima legislatura. Il nodo più spinoso sembra proprio la legge elettorale che per il momento è stata accantonata per non rischiare di far arenare anche gli altri provvedimenti. Sul Porcellum infatti le visioni sono contrastanti, c'è chi preferisce solo una parziale modifica e chi invece pretende una riscrittura da zero. La fine della legislatura non è troppo vicina e quindi i tempi materiali per la riforma ci sono, ma resta ancora incerto  se alle prossime elezioni andremo a votare ancora con lo stesso meccanismo di quelle precedenti.

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