Il consiglio dei ministri ha dato il via libera agli ultimi due decreti attuativi della Riforma Madia, la riforma della Pubblica Amministrazione. I due testi approvati dal cdm contengono numerose nuove disposizioni, tra le quali le norme per i licenziamenti dei dipendenti pubblici, quelle per gli accertamenti sanitari in caso di malattia (le fasce orarie per i controlli dell'Inps saranno parificate a quelle dei dipendenti privati) e risorse per assumere i cosiddetti "precari della Pa".

Nel periodo 2018-2020 saranno stabilizzati i precari che hanno lavorato almeno tre anni degli ultimi otto anche in più di un’amministrazione pubblica. Il requisito dei tre anni potrà essere maturato non più entro la data di pubblicazione del decreto (28 agosto 2015), ma entro il 31 dicembre 2017. L’assunzione sarà diretta per chi ha già superato un concorso e possibile anche in amministrazioni diverse da quelle di appartenenza. Chi invece non ha superato un concorso dovrà partecipare ai bandi predisposti, che avranno una quota di riserva della metà dei posti messi a concorso a disposizione dei precari storici. "Superiamo il precariato e il cattivo reclutamento ereditato. Abbiamo bisogno di riaprire le assunzioni nel pubblico impiego, far entrare i giovani ma non di qualunque professionalità, di quelle che servono, per far arrivare servizi ai cittadini", ha commentato il ministro Madia.

Per quanto riguarda i licenziamenti, cambia la normativa: il dipendente pubblico bocciato per tre anni di fila sarà licenziato. Il nuovo codice disciplinare amplia le casistiche di licenziamento da sei a dieci. Saranno dunque licenziabili i cosiddetti "furbetti del cartellino", gli assenti ingiustificati, i dipendenti che faranno false dichiarazioni per ottenere promozioni, chi violerà in modo grave e reiterato i codici di comportamento, i dipendenti con scarso rendimento e, infine, quelli che incasseranno "costanti valutazioni negative".

La riforma Madia abolisce definitivamente le tre fasce di produttività fissate dalla vecchia legge Brunetta. I nuovi criteri prevedono la "valutazione della performance" dell'intero ufficio in termini di servizi resi. Spetterà poi alla contrattazione decentrata declinarla, fissando parametri e obiettivi. "La valutazione serve ed è fondamentale: per questo superiamo i premi a pioggia e obblighiamo alla differenziazione, in una logica non punitiva ma di potenziamento dei servizi ai cittadini", ha spiegato il ministro Madia.