"L'Europa va su Marte ma si ferma a Idomeni, dove una mamma è costretta a lavare suo figlio appena nato con una bottiglia d'acqua perché quel bambino è stato partorito in uno dei nostri campi profughi". Con queste parole, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha riferito alla Camera alcune comunicazioni in vista del Consiglio europeo che prenderà il via domani, a Bruxelles: "Il fatto che il Consiglio europeo si riunisca per la terza volta in un mese non va bene, abituato com'è a prendere decisioni che devono essere eseguite, questo non sta accadendo sulla migrazione e in altri settori, invece. Dobbiamo prendere atto che l'ordine del giorno è sempre lo stesso, le istituzioni europee hanno bisogno di nuove idee e di un deciso cambio di direzione", ha dichiarato Matteo Renzi commentando quello che appare essere un ulteriore rinvio della questione migranti da parte delle istituzioni europee. "La questione migratoria è quella principale nell'agenda di molti Paesi e va inserita in un quadro più normale, più logico, ma questo non è possibile in mancanza di attuazione delle decisioni europee su hot spot, relocation, rimpatri", ha aggiunto. "Sulla gestione dei flussi migratori l'Italia è sempre stata coerente e ora il problema è europeo. La nostra posizione di allora è diventata patrimonio condiviso da parte di tutti, ma la risposta ancora stenta ad assumere contorni di risposta credibile", ha aggiunto il presidente del Consiglio nel pomeriggio, in Senato.

Durante l'audizione alla Camera, il presidente del Consiglio ha proseguito affrontando la questione Turchia: "Un tema particolarmente importante è l'accordo con la Turchia. L'Italia si è presentata con una voce uguale nel rapporto con la Turchia nel primo decennio di questo secolo, su questo abbiamo tenuto sempre la stessa posizione, non si puo' dire lo stesso per altri paesi, che hanno frettolosamente interrotto un cammino di negoziato che stava proseguendo e che però oggi è a un punto diverso dal quale noi lo avevamo lasciato. E' giusto cercare fare l'accordo con la Turchia ma non a tutti i costi. Ci sono dei principi nel negoziato che per noi sono fondamentali come i diritti umani e la libertà di stampa", ha sostenuto Renzi in aula.

Non solo migranti, Matteo Renzi ha parlato anche di terrorismo, complice probabilmente il clima di preoccupazione scaturito dalle ultime operazioni che hanno avuto luogo proprio a Bruxelles durante la nottata: "C'è una recrudescenza del terrorismo che in realtà non è mai venuta meno. Nel filo rosso di sangue del 2015 fino a primi mesi di quest'anno troviamo un continuo esplodere di violenza di matrice estremistica che ha toccato tutto il mondo, nessuno escluso. La ferocia del terrorismo colpisce sinagoghe, suore cattoliche e studenti e continua a farsi sentire con la sua terribile scia di morti che colpisce al cuore la nostra idea di Europa. Per questo non cediamo rispetto all'approccio che l'Italia ha dato, per ogni euro investito in sicurezza, un euro deve essere investito in cultura. E questo deve diventare patrimonio condiviso di tutti, perché non si risolve la questione del terrorismo se non mettiamo in campo una risposta cultuale ed educativa". "La risposta al terrorismo non può essere solo in tweet demagogico o sul profilo facebook in cui si dice ‘basta, chiudere le frontiere!'. Bisogna investire in cultura. Occorre avere un investimento in periferie, in educazione, nelle scuole".

Non ultimo, in conclusione il presidente del Consiglio ha lanciato una stoccata all'Europa, sostenendo che "il fiscal compact ha comportato un danno alla direzione politica ed economica sia dell'Europa che dell'Italia". Una stoccata riconfermata anche nel pomeriggio, durante l'audizione a Palazzo Madama: "Senza la flessibilità la riduzione delle tasse sarebbe impossibile, perché dopo 25 miliardi di tagli alla spesa pubblica, senza flessibilità le tasse non le riduce neanche mago Merlino".

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