Il cda della Rai presieduto da Antonio Campo Dall'Orto ha deliberato con consenso unanime un limite agli stipendi dei dirigenti dell'azienda televisiva pubblica. Non più di 240.000 euro annui, come più volte richiesto dalla politica e dall'opinione pubblica. Il consiglio d'amministrazione del servizio pubblico ha sì accolto la richiesta con consenso unanime, ma con una piccola postilla: massimo 240.000 euro, ma per alcuni dirigenti apicali – almeno 10 – lo stipendio potrà essere un po' più alto, prevedendo una deroga che permette di innalzarlo di 50.000 euro più eventuali premi aziendali. La decisione deliberata dal Cda Rai ha comprensibilmente innescato un'aspra polemica politica, tanto più che quando il parlamentò stabilì il limite massimo agli stipendi delle aziende controllate dallo Stato, la Rai riuscì ad aggirare il nuovo regolamento emettendo titoli di debito e – di fatto – non rientrando più nella categoria di aziende su cui il provvedimento poteva intervenire.

Tra le figure apicali per cui si prevede la possibilità di sforamento dal limite di 240.000 euro ci sono il capo della finanza Rai, il capo dell’area tecnologica, l’amministratore delegato di Rai Pubblicità, il direttore del coordinamento dei palinsesti, il capo delle risorse umane, l’amministratore delegato di Rai Cinema, il direttore dell’area legale e il direttore dell’area comunicazione.

Nel tentativo di sedare la polemica, il presidente della Rai Monica Maggioni è intervenuta in commissione di Vigilanza e ha motivato la decisione presa dall'azienda, difendendone l'autonomia: "Dire che non si possa mai avere un manager con uno stipendio sopra i 240 mila euro è molto pericoloso". Campo Dall'Orto ha inoltre spiegato che è invece necessario "legare il costo delle persone al valore e alla performance che hanno" e che l'azienda deve trovare un punto di equilibrio "tra un’attenzione giusta nell’utilizzo delle risorse che non possa mai più consentire quanto avvenuto in passato dal punto di vista di assegnazione di stipendi" e un valore congruo alle qualità e competenze richieste. i

"Nel momento in cui il Cda vara finalmente un codice di autoregolamentazione su stipendi e ruoli, come chiesto con forza dalla Commissione nelle scorse settimane, appare una incomprensibile forzatura dal punto di vista del rispetto istituzionale che si stabiliscano criteri per le retribuzioni senza tener conto della conclusione dell’iter di legge sull’Editoria", ha commentato il senatore del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione, Francesco Verducci.