Sento il dovere di gratitudine per l’Italia e la Grecia perché hanno aperto il cuore ai migranti. Il problema è sempre avere un cuore aperto. È un comandamento di Dio. Anche se non basta soltanto aprire il cuore, chi governa deve gestire questo problema con la verità del governante che è la prudenza. Che significa domandarsi, primo: quanti posti ho? Secondo, occorre ricordare che non bisogna solo riceverli ma anche integrarli […] Terzo: il problema umanitario, che significa prendere coscienza di questi lager in cui vivono spesso queste persone. Ho visto delle foto. Ma ho l’impressione che il governo stia facendo di tutto in campo umanitario per risolvere anche problemi che non si possono assumere”.

Queste parole di Papa Francesco (che peraltro andrebbero interpretate e, forse, ridimensionate) segnano un ulteriore passo in avanti nel processo di normalizzazione di ciò che normale non dovrebbe essere: la chiusura de facto delle frontiere anche a chi avrebbe diritto di essere accolto, come rifugiato politico o richiedente asilo. Non c’è da girarci troppo intorno: le misure prese dal Governo e caldeggiate da Minniti non sono “selettive”, ovvero colpiscono tutti, i migranti economici ma ma anche quelli che avrebbero diritto all’asilo politico e alla protezione internazionale.

Detto in parole povere, stiamo tenendo nei campi libici quelle stesse persone che persino Meloni e Salvini si sono più e più volte detti disponibili ad accogliere. Quelli che scappano dalla guerra, che sono perseguitati per la loro razza, religione, eccetera. Nelle more della modifica delle norme internazionali (che potrebbero / dovrebbero permettere di raggiungere i paesi europei ai soli “titolati” a farlo), insomma, l’Italia sta voltando le spalle a migliaia di persone che avrebbero diritto allo status di rifugiato politico o ad altre forme di protezione umanitaria. Oltre al disinteresse verso le condizioni di migliaia di persone nei campi libici, alla mercé non si capisce bene di chi o di cosa.

Ma questo, non ditelo a voce troppo alta. È argomento da radical chic, da sinistra delle anime belle, da buonisti ingenui. Meglio un più rassicurante “occhio non vede, cuore non duole”.