Il Movimento 5 Stelle si appresta a proporre la riduzione dell'orario lavorativo settimanale. Attualmente le ore lavorative settimanali per un impiego full time, senza tenere conto di eventuali straordinari, ammontano a 40, tetto fissato per legge. Nel corso della settimana, gli attivisti del Movimento 5 Stelle iscritti alla piattaforma Rousseau hanno formalmente votato il programma Lavoro e la maggioranza dei votanti, per la precisione 68.700, si è espressa a favore della riduzione dell'orario di lavoro proposta dal sociologo Domenico De Masi, al quale il Movimento 5 Stelle ha commissionato la ricerca Lavoro 2025. Secondo De Masi e il sindacalista Marco Craviolatti in futuro sarà necessario cominciare a lavorare meno per permettere a tutti di trovare un'occupazione. "I Paesi europei in cui si lavora di meno sono i Paesi ricchi del Nord, come Germania, Danimarca, Olanda e quindi nella realtà le ‘cicale' sono ricche, e le ‘formiche' sono povere", sostiene Craviolatti, che sul tema specifico propone due possibili strade per l'attuazione della riduzione: una delle ipotesi sul tavolo prevede una riduzione orizzontale delle ore giornaliere, mentre un'altra prevede invece la riduzione verticale delle giornate lavorate, puntando dunque sull'accorciare la settimana lavorativa di uno o più giorni.

Al momento la legislazione vigente demanda alla contrattazione collettiva la definizione del monte orario settimanale. La Costituzione infatti non fornisce alcuna definizione di orario di lavoro né pone limiti, l'art. 36 comma 2 si limita a rinviare alla legge la fissazione di un tetto massimo di durata giornaliera. mentre l’art. 2107 c.c. afferma che "la durata giornaliera e settimanale della prestazione di lavoro non può superare i limiti stabiliti dalle leggi speciali". L'orario di lavoro è quindi disciplinato dal Decreto legislativo n. 66 del 2003, che ha dato attuazione alla direttiva 93/104/CE e definisce il limite delle 40 ore settimanali, distribuite su cinque o sei giornate, e stabilisce che l'orario lavorativo settimanale complessivo non può superare le 48 ore settimanali calcolando eventuali straordinari. Inoltre, all'art. 3 comma 2 si legge che "i contratti collettivi di lavoro possono stabilire, ai fini contrattuali, una durata minore e riferire l'orario normale alla durata media delle prestazioni lavorative in un periodo non superiore all'anno".

La riduzione dell'orario settimanale è una realtà in Francia già da molti anni. Oltralpe, infatti, nel 1997 venne proposto dall'allora governo socialista guidato da Lionel Jospin un orario lavorativo di 35 ore settimanali, nella speranza di creare circa 700.000 posti di lavoro in più. A distanza di vent'anni, sembra però che l'obiettivo non sia stato raggiunto, anche se in realtà i dati restituiscono quadri differenti: secondo il centro studi dei sindacati d'Oltralpe i posti creati non sarebbero più di 500.000, mente per la Fondation Concorde non si andrebbe oltre le 50mila unità.

In Italia una proposta simile è stata avanzata dal consigliere di Altra Emilia – Romagna e docente di diritto del lavoro, Piergiovanni Alleva, il quale punta a una riduzione dell'orario lavorativo settimanale dalle tradizionali 40 ore a 32: "I lavoratori dipendenti sono circa due milioni e i disoccupati circa 160.000, l’effetto occupazionale della riduzione di orario sarebbe più che doppio della disoccupazione esistente".