A partire da maggio 2017, e per due anni in via sperimentale, i lavoratori che desiderano anticipare di qualche anno la propria entrata in pensione potranno farlo, a patto di rispettare alcuni requisiti. Per alcuni lavoratori sarà possibile usufruire del cosiddetto Ape in maniera particolarmente agevolata, ovvero i lavoratori disoccupati che non possono godere di ammortizzatori sociali, le categorie protette, i lavoratori che svolgono lavori usuranti, lavoratori con disabili a carico e i cosiddetti "precoci" – ovvero coloro che hanno iniziato a lavorare prima del compimento del diciottesimo anno di età e che hanno versato almeno 41 anni di contributi – potranno accedere all'anticipo pensionistico a costo zero e sarà dunque lo Stato, attraverso uno stanziamento ad hoc, a farsi carico della spesa e al neo-pensionato verrà erogato un assegno di poco superiore ai mille euro mensili, senza penalizzazioni.

Con l'eccezione dei precoci, che potranno abbandonare il proprio lavoro in età differenti, i contribuenti che vorranno accedere all'Ape sociale dovranno avere un'età minima di 63 anni e aver versato almeno 30 anni di contributi nel caso appartengano alla categoria dei disoccupati oppure minimo 36 anni di contribuzione per i lavoratori che svolgono mansioni usuranti. Su questo punto, in particolare, i sindacati hanno attaccato il Governo, sostenendo che inizialmente il requisito contributivo era pari a vent'anni di versamenti, mentre nella versione definitiva è cresciuto, pare senza accordo tra le parti, di oltre 10 anni.

L'anticipo pensionistico sociale pensato dal Governo si pone come obiettivo l'ammorbidimento dei requisiti imposti dalla riforma Fornero, fornendo una sorta di soluzione a costo contenuto per quei lavoratori che, con l'entrata in vigore della legge, entrarono a far parte della categoria degli esodati, ovvero quei lavoratori senza più un'occupazione, senza sostegni al reddito e impossibilitati ad andare in pensione con le vecchie regole nonostante l'età avanzata. Per quanto riguarda le altre categorie non agevolate, dai 63 anni, in media, il lavoratore potrà decidere se usufruire dell'Ape volontaria, ovvero l'anticipo pensionistico finanziato mediante la sottoscrizione di un prestito e di una polizza assicurativa presso una delle banche coinvolte nel progetto, che servirà a garantire l'erogazione del cosiddetto "prestito ponte" in attesa dell'arrivo della pensione "legale", ovvero quella che verrà percepita stando ai termini della legge Fornero. Il prestito avrà durata ventennale, quindi per circa due decenni i neo-pensionati dovranno rimborsare mensilmente una rata, trattenuta direttamente dalla pensione Inps. Il costo di questo prestito "ponte" sarà all'incirca del 4,5% per ogni anno di anticipo. Nel caso in cui il pensionato muoia prima della conclusione del finanziamento, sarà l'assicurazione a coprire l'ammanco, senza quindi andare a intaccare l'importo dell'assegno di reversibilità.

Se da un lato l'anticipo pensionistico agevolato potrebbe funzionare e attirare numerosi lavoratori intenzionati ad abbandonare la carriera professionale prima del tempo, l'anticipo volontario sembra invece essere destinato ai lavoratori economicamente più forti, ovvero con redditi elevati e stabili, perché appare sostanzialmente meno appetibile dati i costi e la durata ventennale del prestito. "La soluzione ideale sarebbe stata una flessibilità limitata parametrata sul contributivo o con penalizzazioni secche (tipo proposta Damiano-Baretta) o lo stesso prestito pensionistico prima versione (proposta Giovannini nel governo Letta). Ma in tutti questi casi ci sarebbe stato un aumento secco della spesa pubblica previdenziale e una modifica formale dei requisiti della Fornero, che con l’Ape volontaria invece non c’è", spiega Enrico Marro del Corriere della Sera. 

In un'intervista concessa al Corriere della Sera, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini rivendica l'utilità dell'Ape volontario e di tutte le misure economiche previste per le pensioni in legge di stabilità, ovvero quattordicesima estesa, no tax area, cumulo contributivo ed esenzione dei lavoratori precoci e usuranti: "Abbiamo dato risposte promuovendo equità e flessibilità, senza mettere a repentaglio i conti pubblici", spiega Nannicini, sottolineando che "gli scaloni hanno creato una forte domanda di flessibilità.Rinunciare per 20 anni al 4,6% della pensione per anno d’anticipo, ma senza rischi o tagli alla reversibilità, non è poco, ma resta una buona opportunità in più per tutti quelli con 20 anni di contributi".

In particolare, sull'Ape sociale, alle critiche della Cgil relative ai 30 anni di contributi richiesti ai disoccupati e i 36 ai lavoratori delle attività gravose, il sottosegretario Nannicini evidenzia che nel verbale siglato con i sindacati "c’è scritto che l’Ape sarebbe andata a chi aveva diritto a una pensione d’importo non inferiore a un certo limite. Si parlava di 800-850 euro. Mettere il limite sui contributi è però più equo, perché agevola chi ha carriere lunghe ma redditi bassi. E per il limite di 36 anni, mutuato da quello per gli usuranti, varranno i periodi in ammortizzatori e disoccupazione, tutelando così le carriere discontinue". Inoltre, Nannicini sostiene anche che per accedere all'Ape sociale basterà disporre dei requisiti imposti dalla legge e che non ci saranno limitazioni di ordine finanziario: "Poi, come per interventi simili, c’è una clausola di monitoraggio, per cui, in caso di costi maggiori delle stime, potrebbe essere posticipato di qualche mese l’accesso all’Ape. Ma è un elemento tecnico, puramente ipotetico. Circa 35mila persone all’anno rientreranno nell’Ape sociale", mentre saranno invece circa 25mila l'anno i lavoratori precoci interessati all'anticipo agevolato.