Nuova udienza del processo d’appello per l’omicidio della tredicenne di Brembate Sopra Yara Gambirasio. Dopo la richiesta di confermare l’ergastolo per l’imputato Massimo Giuseppe Bossetti è oggi il giorno delle arringhe difensive. Il presidente della Corte d'Assise d'Appello di Brescia, Enrico Fischetti, in mattinata è intervenuto sulla richiesta della difesa di Bossetti che aveva preannunciato l'intenzione di proiettare alcuni video e slide in aula necessari per facilitare la comprensione delle linee guida dell'arringa difensiva, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti del Dna. Ma dalla Corte è arrivato un no. Fischetti ha spiegato alle parti che la cornice del secondo grado e delimitata “dagli atti e dai documenti” già in possesso dei giudici e che qualsiasi elemento che la difesa vuole mostrare “deve già far parte del processo, nuovi documenti o semplici deduzioni non sono ammesse, ciò che è nuovo va acquisito. Le slide vanno quindi ‘depurate' da cose fuori dal processo che ha già atti corposi”. “Nessun video ‘ricostruito' verrà proiettato. Noi non ci lasciamo suggestionare, ma il video non ci serve: avete già depositato 258 pagine di motivi di appello e altre 110 di motivi aggiuntivi, c'è scritto tutto anche in modo esteso”, ha detto quindi il presidente rivolgendosi agli avvocati dell’imputato. Le foto e le slide “di cui abbiamo la sicurezza che fanno riferimento a documenti e trascrizioni sono ammesse, quelle nuove o che sono vostre deduzioni no”.

I legali dei Gambirasio: "Bossetti deviato, Yara preda perfetta"

“Yara era la bambina più solare del mondo e poteva suscitare solamente sentimenti di tenerezza, ma questo in una persona normale, a nessuno in quest’aula, tranne che a uno, potevano venire in mente vedendola pensieri sessuali”, così Andrea Pezzotta, uno dei legali dei genitori della tredicenne. L’avvocato ha chiesto ai giudici d’appello di Brescia di confermare la condanna all’ergastolo per Bossetti, “il cui comportamento di natura sadica altro non è che riconducibile ad una devianza di natura sessuale”. Per l’avvocato “il dato più brutto in questa vicenda sono le sevizie inferte alla vittima, il dispiego di violenza gratuita che va oltre l’intenzione di uccidere” e la spiegazione di questo comportamento starebbe nella natura sadica di Bossetti, che deriva da “una devianza sessuale”. Yara “era la preda perfetta per chi ha pulsioni insane”, ha detto ancora.

La difesa di Bossetti insiste sulla prova del Dna.

Il Dna è la prova regina contro Bossetti ed è su quella che la difesa torna a chiedere una perizia per far luce su una “anomalia” che continua a dividere. La traccia mista trovata sugli slip e sui leggings di Yara appartiene alla vittima e a Ignoto 1, identificato nell'imputato. Ma in quella traccia il Dna mitocondriale non corrisponde a Bossetti. Per l’accusa si tratta di un’anomalia che non inficia il resto in quanto solo il Dna nucleare ha valore forense, diversamente invece per la difesa quella anomalia potrebbe portare all’assoluzione del loro assistito.

La difesa di Bossetti: “Nel dubbio va assolto”.

“Cercheremo di convincervi che i dati presenti nel fascicolo non consentono di condannare Massimo Bossetti e voi dovrete essere sicuri oltre ogni ragionevole dubbio che quest'uomo è colpevole. Se i dubbi permarranno, voi dovrete assolverlo”, ha detto l’avvocato Claudio Salvagni rivolgendosi in particolare ai giudici popolari. “Non dovrete giudicare con la pancia”, ha aggiunto, ricordando le parole di un giudice della giuria che assolse O.J. Simpson, il quale ha detto in sostanza di essere “convinto che fosse stato lui, ma non c'erano le prove”. Per l’avvocato di Bossetti in questa indagine “sono arrivate cose incredibili, false e suggestive”, e mentre l'accusa si è basata solo su questo e sulle emozioni, l'approccio della difesa “è scientifico, asettico”. Secondo l’avvocato, inoltre, attorno al caso di Bossetti si è creato “un cliché”, “la gente è stata presa in giro”.

L’avvocato Camporini: “Il cadavere di Yara rimaneggiato per depistare le indagini”.

Il cadavere di Yara “è stato rimaneggiato perché bisognava depistare le indagini”. È quanto ha detto invece il collega di Salvagni, Paolo Camporini, parlando soprattutto del “taglio sugli slip” messo in evidenza, i “tagli sulla schiena sotto la maglietta” e quelli “sui polsi fatti dopo”. “Al buio, nel mezzo di un campo isolato e mentre nevicava, l’assassino si sarebbe dunque preoccupato di sollevare la maglietta di Yara per farle dei tagli di coltello? Assurdo. La verità è che quel cadavere è stato rivestito”, ha detto il difensore di Bossetti secondo cui a uccidere così crudelmente Yara “è stato un sadico perverso sessuale”. “Su questo – ha continuato – sono d’accordo con le parti civili. L’assassino ci ha giocato parecchio con quel povero corpo. È uno che ha grandissimi problemi, ma è l’esatto opposto di Bossetti”. Il muratore a suo dire conduceva una vita “piatta e regolare”, praticamente “monacale”. Per questo la difesa chiede una nuova perizia sul Dna per “essere sicuri”.  Bossetti, ha chiarito il legale, è pronto a un nuovo esame genetico: “Potrebbe farlo anche qui, davanti a tutti. Non a ha paura”. E “se fossi il pm, così sicuro che è lui il colpevole, l’avrei chiesta io la perizia, così lo inchiodavo definitivamente”. La sentenza di primo grado, invece, è “autoritaria e assolutista”.