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Potrebbe migliorare la nostra università con l’adozione del Cloud Computing?

Sta iniziando un nuovo anno accademico, il dodicesimo del 21° secolo, il secolo di Internet. Eppure parlare di Cloud Computing accostandolo all’istruzione sembra ancora “strano”, questo perché il Cloud Computing viene ancora associato solo al campo imprenditoriale, alle aziende o al massimo ai professionisti.

Potrebbe migliorare la nostra università con l’adozione del Cloud Computing?

Invece, esso potrebbe essere tranquillamente sfruttato anche nel campo dell’istruzione. Perché  e come?

Prima di tutto partiamo da un concetto base: la filosofia della formazione si basa sulla “conoscenza”. Ed è la conoscenza che porta gli studenti ad avere successo e affermazione nei loro studi e, successivamente, nella loro vita professionale e lavorativa.

Inoltre, dobbiamo fare anche una onesta disamina dei mai risolti problemi che attanagliano l’istruzione dei nostri figli: aule piccole e sovraffollate, scarse risorse didattiche, mancanza di personale didattico, testi spesso vecchi e costosi, etc. Praticamente, un fallimento.

Di sicuro, in un modo o in un altro, il Cloud Computing potrebbe aiutare il nostro sistema “istruzione” a migliorare e a risolvere alcuni dei suoi problemi e, nel contempo, a rendere  la nostra università più competitiva, migliorandone le prestazioni. Proprio come il Cloud Computing già fa per le imprese!

Problemi come quello del sovraffollamento delle aule, con studenti stipati come sardine, può essere superato con la virtualizzazione delle stesse. Gli studenti potrebbero accedere  alla loro “aula” online standosene a casa e frequentare comunque le lezioni, ma in un ambiente più confortevole e salutare.

Allo stesso momento i docenti non dovrebbero far fronte al sovrannumero di alunni in aula, con tutti i problemi che ne derivano, concentrandosi, invece, a sviluppare contenuti didattici migliori che gli studenti capiranno meglio e prima, aiutandoli anche a superare più facilmente gli esami.

Ci sono anche altre soluzioni su cui le università possono far leva per migliorare la loro economia. Un esempio su tutti: se le università adottassero sistemi di lavoro digitali, invece che basati su carta, verrebbero ridotti enormemente i carichi di lavoro per gli studenti. Come conseguenza immediata ci sarebbe una maggiore velocità nella fruizione dei contenuti (“conoscenza”) e un sistema di studio ottimale. Mica è poco!

Molte università adottano già sistemi informatici (anche basati su reti complesse), ma se venissero adottate piattaforme cloud  di collaborazione e condivisione (collaborate/sharing) si darebbe agli studenti la possibilità di lavorare su progetti comuni anche non stando in aula o all’interno della propria facoltà. Risparmio di tempo e di costi per gli studenti, reale collaborazione sui progetti e condivisione dei contenuti sempre e ovunque:  quale studente rifiuterebbe una situazione tale?

Il Cloud Computing davvero potrebbe far fare il salto di qualità alla nostra università. Oltre alla condivisione delle idee, della conoscenza e degli strumenti didattici pensiamo ai vantaggi che ci sarebbero in termini di tagli di costi per software  e hardware (gli studenti non dovranno utilizzare i Pc della facoltà, possono utilizzare il loro notebook) e tagli di costi per acquistare materiali didattici e testi. Tutto a favore dei limitatissimi budget delle università.

Tutto ciò, ovviamente, dovrebbe far parte di un serio ed epocale progetto politico. Purtroppo però, all’orizzonte non si vede granché e così le nostre università e la formazione dei nostri studenti resteranno ferme al secolo scorso, anche se dovranno formare gli uomini e le donne del 21° secolo.

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