“Più lavoro meno sbirri“. E ancora: “Don Ciotti sbirro“. Dopo la visita di domenica del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, le deprecabili scritte sono state tracciate nella notte sul vescovado di Locri (Reggio Calabria), dove in questi giorni è in corso la manifestazione nazionale della memoria e dell'impegno, in ricordo delle vittime innocenti delle mafie organizzata da Libera, di cui Don Luigi Ciotti è presidente. Proprio alla luce di quest’evento, ieri, il capo dello Stato era stato nel comune calabrese. Nella lotta alla mafia "non bisogna fermarsi. La mafia è ancora forte e presente, controlla l'attività economica legale e illegale e pezzi di territorio", ha detto ieri  Mattarella. E stamattina Locri si è svegliata con le due scritte inquietanti. Una vicino ad una scuola, l’altra sui muri esterni di un immobile del Comune.

Il sindaco Giovanni Calabrese ha immediatamente fatto cancellare lo scempio. Ma ne sarebbero stati segnalati altri in varie zone del paese. "Dispiace che l'iniziativa di quattro idioti infanghi l'immagine della città. Ma noi risponderemo in maniera chiara" dice il primo cittadino, "Per usare il loro linguaggio, meglio essere sbirri che ‘ndranghetisti". Anche il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho evidenzia come le scritte rientrino “nella strategia della `ndrangheta che dice meno sbirri e più lavoro, ma è quella che fa fuggire le imprese che il lavoro lo danno”. I carabinieri hanno già avviato le indagini per cercare di capire le responsabilità dell’ignobile gesto.  È tipico della `ndrangheta “criticare le migliori iniziative, come quella di questi giorni, che collegano la Calabria al resto d’Italia”, spiega il procuratore. "La ‘ndragheta vuol far sentire il proprio potere in campo religioso", ha quindi ricordato monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace. "Noi vietiamo la raccolta di denaro, ma qualcuno pretende che si faccia perché deve poi investirlo in business che non c'entrano con la carità".

Sui fatti di Locri si è espressa anche la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi: “Questa scritta ci inquieta moltissimo, soprattutto il giorno dopo le parole del presidente Mattarella, che ha richiamato a prosciugare quella `zona grigia´ abitata da chi non è mafioso ma non combatte le mafie”. “È vero- sottolinea Bindi- per sconfiggere la `Ndrangheta ci vuole più lavoro ma non meno poliziotti o meno magistrati, ci vuole più lavoro, più cultura ma si deve respingere ogni atteggiamento giustificatorio. La `Ndrangheta e le mafie non possono mai essere giustificate”.