Era il 1964 quando Michele Ferrero, patron dell'omonima azienda alimentare, "battezzò" la Nutella. Era a Francoforte, dove aveva da poco inaugurato una sede della ditta, quando in piena notte disse alla moglie: "Che ne dici di Nutella? Suona bene". A ricordarlo è il Corriere della Sera: la pasta di nocciole in realtà venne inventata da suo padre, Pietro, nel 1946 e si chiamava Giandujot. Michele ebbe l'intuizione di darle un nome che sarebbe passato alla storia da un capo all'altro del mondo e il cui ingrediente principale sono le nocciole: per far sì che la materia prima non scarseggiasse mai nel 1980 Ferrero ebbe un'idea, che espose ai suoi agronomi: "Perché non piantiamo nocciole nel Sud del mondo? Le raccogliamo a marzo e avremo sempre un ingrediente fresco". Detto fatto: negli anni la Ferrero ha piantato 6,6 milioni di alberi tra Argentina, Australia, Cile e Sudafrica: sono quelli che in gran parte forniscono nocciole per preparare la Nutella. E pensare che all'inizio della sua carriera imprenditoriale in Ferrero erano pochi a crederci, tanto che Motta – re dell'industria dolciaria – un giorno avrebbe detto esplicitamente: "I Ferrero hanno trovato il modo di farsi del male, falliranno".

A due giorni dalla scomparsa del re dell'industria dolciaria italiana fioccano gli aneddoti. Tutti ricordano la sua umanità, l'abitudine a parlare in dialetto con i lavoratori e la meticolosità negli assaggi, che effettuava in prima persona nella cucina aziendale. Nell'autunno del 2013 volle visitare l'ultimo stabilimento aziendale aperto in Turchia. Racconta il Corriere: "Si sa che in ogni stabilimento del gruppo veglia una statuetta della Madonna di Lourdes. Ma per non offendere i musulmani i progettisti non l’avevano messa. Quando il Signor Michele arrivò per degustare le creme da spalmare dei competitor turchi, una ‘manina' premurosa gliela fece trovare nella sala. Non ha mai saputo che venne tolta alla sua partenza".