Le cifre degli sbarchi nel Mediterraneo quest'anno segnano un calo significativo. I dati divulgati lo scorso martedì dall'Oim indicano quantomeno un cambio di passo: 273mila arrivi da gennaio ad agosto del 2016 in Europa, mentre quest'anno nello stesso periodo se ne sono registrati 121mila. Normalmente nel periodo estivo, con il clima favorevole, si è sempre avuto un incremento degli arrivi, con conseguenze spesso tragiche, con l'aumento di morti in mare. Ma questo nel 2017 non si è verificato. I migranti deceduti durante il viaggio sono stati 2.410, circa 1000 in meno rispetto al 2016. La meta principale tra gennaio e agosto 2017 è stata l'Italia, che ha visto lo sbarco di 98.072 immigrati. Nel 2016 ad arrivare in Italia sono stati 105.071, ma il Paese d'elezione per gli arrivi tra gennaio e agosto 2016 è stato la Grecia.

Comparando i dati degli arrivi in Italia relativi al 2015, al 2016 e al 2017, diffusi dal ministero degli Interni, è evidente che ci sia stata quasi una battuta d'arresto nei mesi di luglio e agosto: sia nel 2015 sia nel 2016 a luglio sono sbarcati in Italia circa 23.000 persone; ad agosto ne sono arrivate circa 22.000. Se prendiamo in esame nel dettaglio i mesi di luglio e agosto del 2017 notiamo un calo notevole: 11.459 migranti arrivati sulle nostre coste e poco più di 2mila in quest'ultimo mese (anche se quest'ultimo dato è aggiornato fino al 13 agosto). Praticamente il numero è stato dimezzato: gli arrivi sono diminuiti del 50% a luglio e del 75% ad agosto. I porti più interessati dall'arrivo dei migranti quest'anno sono stati quelli siciliani, con Augusta, Catania e Pozzallo ai primi posti, seguiti poi da Reggio Calabria e Lampedusa.

Ma come si spiega questa riduzione? In molti si interrogano su quali siano le cause. Le regole imposte alle Ong, con il nuovo codice, secondo il governo hanno fatto da cuscinetto, limitando gli arrivi nei nostri porti. Il premier Gentiloni aveva commentato così un mese fa la strategia di collaborazione con le autorità libiche adottata dal governo: "I flussi si stanno gradualmente riducendo, vince lo Stato e perdono gli scafisti". Ma quest'ipotesi è smentita dalle associazioni umanitarie.

L'Adif, l'Associazione Diritti e Frontiere ha lanciato l'allarme sulla sicurezza e sul rispetto dei diritti umani, e nello stesso tempo ha denunciato la collusione tra la Guardia costiera libica e i trafficanti. Il rischio secondo l'associazione è che queste persone rimangano detenute, torturate e abusate nei paesi africani, come è stato denunciato anche da UNHCR e Amnesty International. Il calo degli sbarchi sarebbe spiegabile con gli accordi fatti tra i sindaci libici e le milizie. Secondo il presidente dell'Adif Fulvio Vassallo Paleologo "I sindaci sono strettamente legati ad una parte delle milizie libiche, che prima collaboravano attivamente con i trafficanti e adesso hanno iniziato a sorvegliare le rotte. La sensazione insomma è che si stia pagando un prezzo molto elevato a chi prima speculava sul traffico di esseri umani. A terra c'è stato un controllo massiccio che ha impedito alle barche di partire. Non certo perché sono venute meno le Ong o per l'introduzione del Codice di condotta, che è del tutto irrilevante" – spiega Il presidente dell'Adif – "Anche le Ong che lo hanno firmato sono state costrette a operare a distanza dalla costa. Solo due navi, Aquarius dell'organizzazione umanitaria italo-franco-tedesca Sos Mediterranee e la Phoenix di Moas, si sono avvicinate fino a 40 miglia di distanza dalla costa, che già è il doppio della distanza normale in cui venivano effettuati i salvataggi. I libici hanno cominciato a esercitare un controllo di una zona Sar (Search and rescue) molto più ampia, e ritirandosi le navi militari italiane, hanno aggredito navi che transitavano in modo inoffensivo, come quelle delle Ong". Tradotto: per l'Adif la diminuzione degli sbarchi è da attribuire al minor numero di barconi in partenza.

Oggi anche Moas, che aveva firmato il codice di condotta del Viminale insieme a Save The Children, ha fatto sapere di aver sospeso le attività di soccorso in mare: "Attualmente non è chiaro cosa succede in Libia ai danni delle persone più vulnerabili i cui diritti andrebbero salvaguardati in ottemperanza al Diritto internazionale e per difendere il principio di umanità. Moas non vuole diventare parte di un meccanismo in cui, mentre si fa assistenza e soccorso in mare, non ci sia la garanzia di accoglienza in porti e luoghi sicuri".

Un'interrogazione è stata presentata a partire da un'inchiesta dell'Associated Press, firmata dall'europarlamentare di Possibile Elly Schlein, insieme a Barbara Spinelli e Sergio Cofferati, per chiedere se la Commissione europea fosse a conoscenza degli accordi del governo libico con le milizie che gestivano il traffico di migranti, e in caso di risposta positiva, se fosse intenzionata a sospendere i finanziamenti al governo libico. Si legge nel testo dell'interrogazione: "Secondo le fonti della AP, questa è una delle ragioni principali dietro la diminuzione degli arrivi dalla Libia negli ultimi due mesi. La Commissione europea e il Consiglio hanno fornito un sostegno significativo al governo libico, anche attraverso il Fondo Fiduciario UE per l’Africa e con un progetto finanziato con 46 milioni di euro, destinato alla formazione della guardia costiera libica, al rafforzamento delle sue frontiere e al miglioramento delle condizioni dei migranti nei centri di detenzione".

Il contrasto del tentativo di criminalizzare la solidarietà e impedire l'assistenza, gettando un velo di sospetto sugli operatori umanitari è alla base della "Carta di Milano", un documento che verrà presentato il prossimo 30 settembre nel capoluogo lombardo. Fulvio Vassallo Paleologo è uno dei firmatari: "Mancano le vie legali di ingresso anche per i richiedenti asilo e il nostro sistema di accoglienza carente contribuisce al passaggio ad una condizione di irregolarità di tanti minori che altrimenti potrebbero ottenere il permesso di soggiorno". Secondo gli ultimi dati minori sbarcati in Italia nel 2017 sono 13.131, nel 2016 ne sono arrivati il doppio.