Il 15 settembre 2017 gli onorevoli eletti nel febbraio del 2013 matureranno definitivamente la pensione parlamentare. Come stabilito dalla riforma dei vitalizi varata nel 2011 dal governo Monti, tra quattro giorni, dunque, scatterà il limite dei 4 anni 6 mesi e un giorno necessario a maturare il diritto alla pensione parlamentare per questa legislatura. Secondo quanto previsto dalla nuova normativa, tecnicamente non si può parlare di vero e proprio vitalizio, perché rispetto al passato il calcolo della pensione parlamentare è mutato significativamente. Dal 2011, infatti, la pensione parlamentare è calcolata con il metodo contributivo, ovvero tiene conto dei contributi effettivamente versati dagli onorevoli nel corso della legislatura e viene erogata al compimento del 65simo anno di età – nel caso il parlamentare abbia all'attivo una sola legislatura –  oppure fino al 60simo anno di età nel caso il parlamentare cumuli più legislature.

Stando ai dati, le elezioni del 2013 apportarono un vero e proprio ricambio – anche di tipo generazionale – in parlamento e dunque, attualmente, sono ben 608 su 945 gli  onorevoli eletti per la prima volta e che quindi hanno all'attivo solamente questa legislatura e matureranno il diritto alla pensione parlamentare il prossimo 15 settembre. Il Movimento 5 Stelle per molti mesi ha denunciato la scadenza limite di mandato, sostenendo che dopo le dimissioni del governo Renzi rese in seguito alla disfatta referendaria dello scorso 4 dicembre, i parlamentari abbiano fatto di tutto per mantenere in vita la legislatura al solo scopo di guadagnarsi la tanto agognata pensione parlamentare.

I 608 deputati e senatori eletti nel 2013 per la prima volta, infatti, qualora la legislatura si fosse conclusa prima del 15 settembre, non avrebbero maturato il diritto al trattamento previdenziale e dunque avrebbero anche perso i contributi versati nel corso degli anni. Per la pensione parlamentare ogni onorevole versa circa 1.000 euro al mese in contributi, cui si aggiungono i versamenti di Camera o Senato.

Nel mentre, il ddl Richetti, il disegno di legge che si propone di modificare la normativa relativa a vitalizi e pensioni parlamentari già approvato la scorsa estate alla Camera, dovrebbe a breve essere discusso dal Senato, ma non mancano le polemiche: A Palazzo Madama, infatti, un corposo fronte anti-abolizione dei vitalizi si sta organizzando per affossare l'approvazione definitiva della legge, ritenuta "pericolosissima e incostituzionale" anche da molti onorevoli del Pd, partito del primo firmatario della proposta di legge.