È ancora una volta il disagio sociale, la disuguaglianza, lo squilibrio fra "i molti poveri e i pochi ricchi", il tema delle riflessioni di papa Francesco. Il Pontefice, in una lettera al Vescovo di Assisi in occasione della Pasqua, sceglie parole di grande integrità e fermezza, per condannare le pratiche di una "economia che uccide", che distrugge concetti come solidarietà e giustizia. "I poveri sono la testimonianza della scandalosa realtà di un mondo ancora tanto segnato dal divario tra lo sterminato numero di indigenti, spesso privi dello stretto necessario, e la minuscola porzione di possidenti che detengono la massima parte della ricchezza e pretendono di determinare i destini dell'umanità".

Papa Francesco passa poi a legare questo concetto a un dramma attuale, quello dei migranti e della "inequità globale": "Proprio il giorno precedente il mio arrivo ad Assisi nelle acque di Lampedusa si era consumata una grande strage di migranti. Parlando, nel luogo della ‘spogliazione', anche con la commozione determinata da quell'evento luttuoso, sentivo tutta la verità di ciò che aveva testimoniato il giovane Francesco: solo quando si avvicinò ai più poveri, al suo tempo rappresentati soprattutto dai malati di lebbra, esercitando verso di loro la misericordia, sperimentò dolcezza di animo e di corpo". Concetti ribaditi anche nel corso della messa solenne in San Pietro: "Le differenze fra poveri e ricchi nel mondo sono uno scandalo, una disumana ingiustizia che crocifigge la dignità delle persone". Parole che si aggiungono a quelle, significative e dalla grande carica anche politica, pronunciate nel corso della Messa del Venerdì Santo, dedicata al tema delle guerre e dei conflitti globali, mossi dalla sete di potere e dalla perdita di quel senso di umanità che dovrebbe essere la base del vivere sociale.