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Ostelli: nuove sfide del Design

Da Melbourne a New York, da Milano a Singapore, passando per Bangkok, ecco i Boutique Hostels: l' ultima frontiera del turismo chic. La linea di confine tra il mondo degli ostelli e gli hotel di lusso non è mai stata così sottile.

Ostelli: nuove sfide del Design.

Dimenticate dormitori tristi e super affollati, lasciate a casa lo spirito di adattamento. Nati come umili rifugi per ragazzi backpacker (zaini in spalla), gli ostelli sono diventati i nuovi paradisi dell’ospitalità di lusso. Vi aspettano ambienti ricercati e di tendenza, piccoli templi del design, spesso opera di architetti di fama internazionale.

Il Boutique Hostel è un concetto di struttura ricettiva impostosi negli ultimi anni. Il principio fondante è quello di offrire alla propria giovane clientela una sistemazione esteticamente impeccabile, pur mantenendo dei prezzi contenuti. Si tratta di una versione “cheap” del modello già rodato di Boutique Hotel, riuscito connubio tra lusso e interior design d’avanguardia. È un trend che ha mosso i primi passi in Asia con le “tiny room”, in quelli che i giapponesi chiamano “capuseru hoteru”, storpiatura di capsule hotel (alberghi a densa occupazione, con sottili blocchi modulari in plastica poco più grandi di un letto). Da minuscole capsule a sistemazione alberghiera collettiva con alto valore di design il passo è stato breve. L’idea è di offrire design di alta qualità a prezzo basso per un pubblico abituato alla convivenza collettiva, ma che non vuole rinunciare all’attenzione ai dettagli, agli arredi ricercati e a eccellenti servizi al cliente.

Del vecchio ostello restano solo il budget contenuto e l’atmosfera informale e divertente. Più il tempo passa, più si modifica la tradizionale accezione di Hostel, con la sola “s” (nel termine inglese) che divide due modi di vivere il viaggio e due fasce di prezzo ma con un triplice obbiettivo: differenziarsi, personalizzare e curare i servizi. Non è più solamente un luogo dove dormire a costi irrisori, ma diventa una piccola struttura di design, di arte contemporanea e, spesso, il miglior luogo di incontro, di cene e di feste, per viaggiatori e non solo. Molti sono ostelli a tema, dedicati a particolari personaggi o film; altri hanno fatto decorare ogni stanza ad un artista diverso, rendendo ogni camera unica; alcuni scelgono di puntare sulla tecnologia, con WiFi nelle stanze, i-pod dock, TV al plasma e grandi comfort; altri sui servizi, con cambio della biancheria e pulizia della stanza ogni giorno. Insomma il vecchio ostello tipo YMCA è superato. Gli LSD (niente droghe, stiamo parlando di Low-cost Stylish Destinations!), ambienti ‘very cool’ in un clima conviviale da dormitorio universitario dove i costi bassissimi non sono mai a scapito del look, sono la tendenza del momento.

Iniziamo il nostro tour da Città del Messico, dove lo studio d’architettura Cherem Serrano ha realizzato all’interno di un vecchio palazzo in stile catalano del XVIII secolo, Downtown Beds: un ostello della gioventù di quelli frequentati non già da un pubblico di ventenni squattrinati alla ricerca di una sistemazione economica, ma da giovani sofisticati che quando girano il mondo preferisco l’atmosfera dell’ostello, ma il design del boutique hotel. Non sorprende dunque che anche i giovani messicani, di quelli “giusti”, vengano a passare la serata al numero 30 di Calle Isabela La Catolica: un drink intorno alla piscina, uno spuntino di cucina mex da strada, quattro tiri di ping-pong, un film nella sala di proiezione.

La fusione fra ostello e boutique hotel ha preso piede anche in Brasile, a San Paolo, dove il ventottenne Guilherme Perez ha lanciato We Hostel Design: una grande struttura d’inizio Novecento completamente intonacata di bianco, nel quartiere “hip” Villa Mariano. L’architetto Felipe Hess e Rodrigo Marangoni, il ventiseienne chiamato da Perez a fare da direttore creativo, hanno ideato un ostello che sembra un’abitazione privata, dove prevale il minimalismo architettonico, con tinte soft mixate con macchie di colori intensi, arredamento art deco e schermi touch screen ovunque. Finanziato privatamente, il progetto di Perez ora suscita anche l’interesse di investitori che annusano il potenziale degli ostelli boutique. Su scala mondiale si parla di un business intorno ai 34 miliardi di dollari.

Una ristrutturazione ad opera dell’eccentrico duo svizzero Buchner & Bründler, già autori del Padiglione Svizzero allo scorso Expo di Shanghai, ha trasformato il Basel St. Alban Youth Hostel di Basilea in una meta irrinunciabile per qualsiasi design victim. Situato nel caratteristico quartiere di St. Alban, accanto al fiume Reno e pochi passi dal centro, l’ostello combina un design moderno e minimalista, fatto di vetro e calcestruzzo, ad elementi meno recenti, come lampade e sedute di Prouvé. Oltre alla riorganizzazione della struttura esistente datata 1975, gli architetti svizzeri hanno giustapposto un nuovo edificio in calcestruzzo, vetro e legno di quercia e contribuito a un significativo ampliamento. Passato il ponte a passerella di accesso alla struttura che attraversa lo stagno di St. Alban, tutto è molto minimale, basico, curato nei dettagli. Poi ci sono i vantaggi per chi sceglie di dormire qui e non in albergo: al check-in gli ospiti ricevono un mobility ticket, un pass che permette loro di muoversi gratuitamente per tutta la città, e trasporto free per l’aeroporto.

Ad Amburgo Superbude II Hotel&Hostel sono due strutture che coniugano il binomio ostello-hotel di design, entrambe ottenute dalla ristrutturazione di edifici storici come una vecchia tipografia. Gli arredamenti eclettici, curati dallo studio di design Dreimeta, sono all’insegna del riciclo: nascono così salotti con tavolini ricavati da bobine di legno e sedute rivestite con vecchi jeans, accanto ad angoli lettura realizzati in comode carriole. Nelle camere le testate dei letti sono realizzate da una rete di sicurezza arancione porta tutto recuperata nei cantieri edili; e si incontrano ventose che, persa la loro funzione iniziale, diventano appendiabiti. Una parete multifunzionale lunga quasi 50 metri, fatta di gialli pannelli per casseforme di cemento, con disegni corda bruciata sulla sua superficie, caratterizza l’area al piano terra. Tutte le funzioni necessarie sono state incorporate in questo muro – dai frigoriferi per la stazione Internet, alle cassette di sicurezza per gli ospiti e le panchine. Alle pareti, non rivestimenti costosi, ma carta da parati stampata fatta di quotidiani come il Morgenpost Hamburger, l’Hamburger Abendblatt, la Welt e la Zeit. In questo modo si può leggere di Amburgo negli articoli di stampa originali.

A Lisbona, The Independente Hostel & Suites è sì un ostello, ma tradisce tutte le meste aspettative che di norma si hanno di fronte a questo tipo di struttura. Originariamente costruito per diventare residenza ufficiale dell’ambasciatore svizzero, il palazzo che ospita The Independente si trova nel centro del quartiere Bairro Alto. L’interno colpisce prima di tutto per le dimensioni generose, che hanno permesso di creare in tutte le camere un salone privato, pensato come luogo dove è possibile rilassarsi e condividere storie ed esperienze con gli altri compagni di viaggio. Gli interni denotano una creatività eclettica e indipendente da stili incasellati. Per i mobili si è voluto puntare sul recupero dei materiali – i letti a castello sono realizzati con pannelli fatti di scarti di legno pressati – e su un’ampia ricerca di oggetti vintage.

Ostello-boutique anche in Croazia, a Spalato, dove ha di recente aperto il Design Hostel Glosi-Bosi. Si tratta di una struttura ricavata da un deposito commerciale del diciannovesimo secolo, diventato in seguito un grande magazzino ed infine convertito in ostello grazie ad una ristrutturazione geniale in cui sono state create allegre stanze-dormitorio che evocano le cabine di una nave: sistemazione a quattro, sei o otto persone e uso giocoso della segnaletica che indica il bagno, gli armadi e i cassetti. La ristrutturazione, ad opera di Studio Up, ha preservato la struttura interna, fatta di spazi ampi e luminosi, e sviluppato un sistema di pareti funzionali in cui sono inseriti letti, docce e servizi. Rispetto della preesistenza e un design minimale di grande impatto estetico sono le caratteristiche essenziali di questo ostello di design.

E in Italia? Ci stanno provando quelli di Ostello Bello a Milano, non lontano dal Duomo. Sorto dall’ esperienza di tre ragazzi che hanno visitato più di duecento ostelli nei cinque continenti, non è una semplice location, nè il solito ostello: è un luogo dove vedere una Milano diversa da quella della moda ad ogni costo, dove bere una birra in compagnia di amici e conoscerne altri che provengono da tutto il mondo. Le grandi e luminose terrazze con amache e barbecue sono a disposizione degli ospiti e non solo: qui si organizzano tantissimi eventi culturali gratuiti durante tutta la settimana che vanno da installazioni artistiche a mostre, a cineforum o ancora musica dal vivo.

Da Berlino e Lisbona, da Miami e Bogotà, soffia dunque un vento nuovo sugli ostelli di ultima generazione, prima scelta dei venti-trentenni che viaggiano in modo frugale, ma anche di una nutrita fascia di diversamente etici ma chic alla ricerca di quello che Carlo dalla Chiesa, fondatore di Ostello Bello, chiama: «neo-locande con camere private e non solo condivise, non necessariamente accessoriate di sauna e discoteca, ma senz’altro ben equipaggiate di anima, legami forti con la città, staff friendly e un tocco di ironia nelle comunicazioni di servizio affisse ai piani qua e là».

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