"Io nei processi non mi arrabbio mai, ma qui mi sono arrabbiato quando si è cercato di ingannare i giudici". A dichiararlo, nel corso del suo intervento di replica nel processo d'appello sull'omicidio di Yara Gambirasio, è stato Andrea Pezzotta, legale dei genitori della ragazzina assieme al collega Enrico Pelillo. L'avocato si riferiva a una "barretta" inserita dalla difesa di Massimo Bossetti sulla foto satellitare del campo di Chignolo d'Isola, dove venne trovato il cadavere, per dimostrare che poco più di un mese prima del ritrovamento il corpo non era in quel posto. "Vi hanno mostrato una barretta facendovi credere che quella fosse di una lunghezza equiparabile a quella di una persona – ha spiegato il legale – mentre era di 3-4 metri". L'avvocato Pezzotta ha spiegato che le slide mostrate dai difensori di Bossetti "sono state fatte col sistema del copia e incolla e in questo modo riescono a parlare di 261 criticità sulla prova del Dna". Come se non bastasse, la consulenza sul furgone "del dottor Denti è in gran parte copiata da wikipedia" e altri siti.

I legali della famiglia di Yara: "La difesa di Bossetti ha proiettato in aula dei videogiochi"

Pochi minuti prima delle proteste di Pezzotta anche il collega Pelillo, riprendendo la linea delle repliche del sostituto pg Marco Martani, aveva fatto riferimento alla "arringa suggestiva dell'avvocato Salvagni", difensore del presunto assassino della bambina, "che deborda di falsità". Secondo i legali della famiglia di Yara dalla difesa sono arrivate spesso "fandonie che straziano ancora di più la memoria di Yara". L'avvocato Pezzotta, secondo cui "la difesa ha proiettato in aula dei videogiochi", è tornato a leggere davanti alla Corte le ricerche a sfondo sessuale che avrebbe effettuato Bossetti col suo pc su "ragazzine" e a parlare della "sua navigazione su siti sadomaso". Riferendosi anche al tentativo difensivo di attribuire quelle ricerche alla moglie Marita Comi e a uno dei figli: "Lasciamo stare la signora Comi e il figlio – ha aggiunto rivolto a Bossetti – e prendiamoci le responsabilità che ci competono, quando ci competono". Pezzotta e Pelillo hanno spiegato alla Corte che "ancora non si è capito" che genere di perizia sul Dna chieda la difesa per riaprire il processo. "Da quello che noi abbiamo capito non è più possibile estrarre ancora del Dna dagli indumenti di Yara, perchù tutto quello che si poteva utilizzare è stato già utilizzato per le estrazioni" ha detto Pezzotta.