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Nuove Brigate Rosse: “Violenza inevitabile e ogni momento è buono”

Nuove Brigate Rosse:

«Viva la rivoluzione, avanti la rivoluzione». Parole che hanno il suono del passato. Gli anni di piombo che ritornano nel 2012: terroristi che parlano da un’aula di tribunale come accadeva negli anni Settanta. E’ accaduto a Milano, nell’aula del processo milanese sulle Nuove Brigate Rosse: Alfredo Davanzo, ritenuto dagli inquirenti uno dei vertici dell’organizzazione smantellata nel 2007 con una raffica d’arresti ha risposto dalle sbarre ad alcune domande dei giornalisti, argomento ovviamente le tensioni sociali di questi giorni sfociate nell’attentato al manager dell’Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, rivendicato dalla Federazione Anarchica Informale (Fai). «Tutto fa parte della rivoluzione… Questo è il momento buono» ha detto Davanzo commentando l’attentato di Genova. Per Davanzo la violenza è «inevitabile e necessaria». Lancia un tetro appello, l’irriducibile brigatista, affinché «i comunisti si organizzino» e ci siano «forze soggettive» pronte ad entrare in campo.

Un copione già visto: il brigatista revoca il mandato di fiducia all’avvocato perché «non abbiamo nessuna innocenza da rivendicare» e poi va in scena il processo milanese. Per 7 dei 12 esponenti delle nuove Brigate Rosse che chiedevano la scarcerazione i giudici della seconda Corte d’assise di Milano hanno respinto le richieste.  Poi la relazione sui fatti contestati e il rinvio al  22 maggio giorno in cui prenderà la parola per illustrare i temi dell’accusa il sostituto procuratore generale Laura Barbaglini.

Approfondimenti: brigate rosse, processo, terrorismo

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