Ci sono nuove accuse per il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Marsala nell'ambito dell'inchiesta sugli ammanchi nei conti della diocesi. L'ex sottosegretario della Conferenza episcopale italiana, conosciuto per il suo impegno con gli immigrati,  ha ricevuto un avviso di garanzia insieme a don Franco Caruso, ex economo della stessa Diocesi che risulta indagato con lui. I pm di Marsala contestato al vescovo di essersi appropriato di circa 180mila euro attraverso accredito di somme dirette sul proprio conto corrente o assegni in proprio favore dai conti correnti intestati alla Diocesi di Mazara.

Secondo la Guardia di finanza di Trapani che sta passando al setaccio i movimenti dei numerosi conti intestati alla Diocesi, ci sarebbero milioni di euro spesi o spariti. Due i filoni dell'inchiesta: quello sui fondi dell'8 per mille e quello sul buco in bilancio, circa 4 milioni di euro, nei confronti di Banca Prossima del gruppo Intesa San Paolo e Unicredit. Racconta Repubblica che "dei fondi del mutuo destinati alla costruzione di due chiese e alla ristrutturazione (costo 32 milioni) di quella di Pantelleria si sarebbe ‘perso per strada' un milione, mentre altri 130.000 sarebbero transitati dai conti della Diocesi a quello personale del vescovo che ha spiegato di aver anticipato dal suo patrimonio il pagamento della somma all'architetto Ernesto La Magna per la realizzazione di opere per la chiesa di Pantelleria". Un milione di euro per la costruzione delle chiese, quindi, sarebbe sparito nel nulla.

Poi ci sono da spiegare oltre trenta operazioni con cui in cinque anni sono stati prestati 225mila euro di fondi destinati alle opere di bene a don Vito Caradonna, prete dedito al gioco d'azzardo; o gli prestiti delle Curia verso i conti di Mogavero o Caurso. Infine, le spese. Qualcuno dei presenti registrò l'assemblea del 14 maggio 2014, quando Mogavero presentò il bilancio in rosso del 2013, e passò il file a Panorama e in procura. I sacerdoti hanno confermato che in quell'occasione a Mogavero furono contestate alcune spese sospette: 35.000 euro a una parrocchia per un auto di lusso, consulenze per 40.000 euro, 37.000 euro per comprare un servizio di piatti con il bordo in oro per la canonica dell'ex segretario del vescovo.

In una lettera aperta ai fedeli, il monsignore si è detto "sovrastato da tante parole che nella piazza mediatica hanno detto di me ogni sorta di male": "Un effetto non previsto di questa procedura, come suole accadere in evenienze come questa, è stato quello di una condanna inappellabile diffusa ai quattro angoli del Paese". Mogavero ha promesso che "circa gli addebiti sui quali sono stato chiamato a rispondere, fornirò nel più breve tempo possibile nelle sedi competenti idonee precisazioni e adeguata documentazione per provare la infondatezza delle contestazioni, forte della testimonianza della mia coscienza, che non posso giocarmi a cuor leggero, sapendo che al Giudice supremo non può essere nascosta la verità del nostro operare".

"Certamente – ha concluso il monsignore – a nessuno posso chiedere di credermi sulla parola. Tuttavia chi conosce i criteri a cui ho ispirato il mio operato in questi otto anni di ministero episcopale, può dare una risposta esauriente e rassicurante agli interrogativi suscitati dalla incresciosa vicenda".