Lo scorso 25 marzo 2016 è entrata in vigore in tutto il territorio italiano la cosiddetta legge sull'omicidio stradale, che prevede l'inasprimento delle pene per quei guidatori che commettono infrazioni del codice della strada provocando colposamente la morte di persone vittima di incidente stradale. La legge è stata fortemente voluta dall'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi e dalle associazioni delle vittime della strada, i quali sostennero all'epoca dell'approvazione che in Italia mancasse un'adeguata legislazione sul tema e che le pene previste dalle vecchie leggi fossero troppo blande e quasi mai applicate dai giudici competenti. Di contro, però, il provvedimento legislativo è stato duramente criticato da numerosi parlamentari e giuristi che hanno sottolineato come la struttura che sottende al nuovo reato sia in realtà una sorta di norma populista approvata sulla scorta delle emozioni e proposta al solo scopo di raccogliere il consenso (elettorale) dei cittadini.

Omicidio stradale, pessimo esempio di populismo penale.

La norma è effettivamente claudicante dal punto di vista prettamente giuridico, anzi è una vera e propria aberrazione del diritto: l'omicidio stradale sostanzialmente punisce un evento colposo, quindi non intenzionale, come fosse invece volontario, inasprendo le pene previste dall'omicidio colposo e prevedendo fino a 12 anni di reclusione per omicidio colposo in stato di ebrezza, 15 in caso di fuga, 18 in caso di omicidio plurimo, dai 5 ai 10 anni per gli omicidi stradali per violazione di norme del codice della strada – attraversamento di incrocio in presenza di semaforo rosso, inversione a U in zona non consentita, sorpasso azzardato – e viene inoltre aumentata la prescrizione fino a 30 anni.

Se dal punto di vista dei parenti delle vittime della strada questa è sicuramente una legge migliore rispetto alla precedente, dal punto di vista giuridico non può che essere considerata una vera e propria follia perché pretende di considerare qualsiasi automobilista o motociclista come un potenziale assassino, per il solo fatto di possedere una patente e un veicolo a motore. Di fatto una legge fondata sulla mera vendetta. "Il reato di omicidio stradale è un pessimo esempio di populismo penale", sostenne il senatore radicale Luigi Manconi all'indomani dell'approvazione della legge, puntando il dito proprio contro "l'abnorme apparato sanzionatorio previsto" e sottolineando che a disposizione dei magistrati già esistevano numerosi strumenti per punire reati simili, con tanto di aggravanti previste da tempo dal codice penale. Aggravanti e pene che spesso non vengono prese in considerazione proprio dagli stessi giudici e che ora si trovano davanti a una nuova legge che per conformazione presenta evidenti problemi d'applicazione.

Dati Istat e Polstrada: gli incidenti diminuiscono di poco.

Sono passati ormai 9 mesi dall'approvazione della legge sull'omicidio stradale e sebbene siano ancora troppo pochi per poter fare un bilancio realmente attendibile degli effetti deterrenti e sanzionatori della norma, è comunque possibile iniziare a tirare le prime somme e analizzare i dati fino ad ora disponibili. Che cos'è cambiato, sostanzialmente, con l'introduzione di questa nuova pena in termini di riduzione degli incidenti mortali? Secondo un recente rapporto diramato da Istat, "nel primo semestre dell’anno in corso gli incidenti stradali con lesioni a persone avvenuti in Italia ammontano a 83.549. Il numero di morti entro il trentesimo giorno è 1.466, mentre i feriti ammontano a 118.349. Rispetto ai dati consolidati dello stesso periodo del 2015, le stime preliminari evidenziano una riduzione dello 0,8% degli incidenti con lesioni a persone, del 4,7% delle vittime e dello 0,5% delle persone ferite". I primi sei mesi dell'anno, però, non riflettono a pieno i reali effetti della legge sull'omicidio stradale approvata a fine marzo 2016, non comprendendo i dati disaggregati relativi ai vari mesi dell'anno.

Nel periodo marzo – novembre 2016, secondo quanto rileva la Polstrada, il numero di incidenti totale è stato pari a 38.217, in leggero calo rispetto ai 39.184 del 2015. Stesso calo si rileva anche nel numero di incidenti mortali, che passa dai 552 del 2015 ai 518 dello stesso periodo del 2016. Rispettivamente, quindi, dall'introduzione della legge sull'omicidio stradale si è assistito a una diminuzione del numero degli incidenti pari al -3,1% e del numero di incidenti mortali pari al -4,8%. Non esattamente numeri così esaltanti da permettere di parlare di successo della nuova normativa, ma come già anticipato i dati disponibili sono ancora troppo pochi per poter essere considerati realistici. E' una stima, non esaltante, ma pur sempre di mera stima si tratta.

Dati Asaps e Comune di Milano, l'allarme omissione di soccorso.

Nel settembre 2016, l'Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale ha pubblicato un'analisi dei dati relativi al primo semestre comprendente numerose variabili interessanti. "Nel primo semestre del 2016 il numero di incidenti con omissione di soccorso è cresciuto del 14,9%, quello dei feriti del +15,4%, a fronte di un calo del numero di vittime, dalle 61 dell'anno precedente, alle 52 dello stesso periodo del 2016, segnando un -14,7%", si legge nel breve rapporto. "I dati del primo semestre 2016 sottolineano come gli episodi gravi di pirateria, ovvero di omissione di soccorso negli incidenti con feriti o morti, sono stati 556 contro i 484 del 2015. I feriti, invece, sono stati 664, 89 in più e le vittime 52, in diminuzione di 9 unità. Analizzando però i dati relativi all'ultimo trimestre del 2016 – ovvero dall'entrata in vigore della legge sull'omicidio stradale – la tendenza appare differente: nei 3 mesi dall'entrata in vigore gli episodi (di pirateria) sono aumentati passando da 245 a 294, ovvero del +20%, i feriti del +16,9% mentre è rimasto identico il numero dei morti 33 come nei mesi di aprile, maggio e giugno 2015", spiega Asaps. Insomma, nel secondo trimestre del 2016, il numero delle vittime rimane pressoché invariato, mentre per quanto riguarda l'omissione di soccorso, la legge sembra aver scaturito invece un effetto "panico", provocando l'aumento del 20% circa degli episodi di grave pirateria stradale.

Una tendenza preoccupante, confermata dall'assessore alla Sicurezza del comune di Milano Carmela Rozza, che lo scorso 28 settembre ha dichiarato: "Nel 2016 a Milano sono aumentati i casi di omissione di soccorso in seguito a incidenti stradali, erano 24 le indagini nel 2015 e quest’anno siamo già a 30, ma le indagini della Polizia locale hanno portato ad individuare il colpevole nel 90 per cento dei casi”, un effetto che potrebbe essere scaturito proprio dall'inasprimento delle pene per omicidio stradale, che porta gli automobilisti colpevoli di incidente a fuggire per paura delle conseguenze. Rozza, infatti, ha inoltre sottolineato come sia "necessaria una riflessione, perché rischiamo di aver fatto una legge in teoria giusta, ma inappropriata nella pratica". Perché inappropriata? "Perché non prende in considerazione la differenza tra chi investe e poi si ferma a prestare soccorso e chi non si ferma. Invece dovrebbe esserci una differenza". Certo la paura non è sempre la causa che porta l'automobilista o motociclista a fuggire, piuttosto è probabile che possano pensare alla fuga per mitigare gli effetti di alcool e droghe utilizzati durante la serata, ma sicuramente è una variabile che andrebbe presa in considerazione.

Una legge vendicativa, priva di strumenti per la rieducazione del reo.

La legge sull'omicidio stradale è stata proposta e approvata sostanzialmente in ottica vendicativa, ma non contiene alcun tipo di serio deterrente – a meno di non considerare tale la spropositata sanzione accessoria che prevede la sospensione della patente per cinque anni da comminare automaticamente anche in mancanza di una sentenza definitiva, che la stessa Polizia Stradale ha sostenuto essere eccessiva – tantomeno è stata incastonata in un più ampio programma di sensibilizzazione ed educazione stradale che invece, a differenza dello spauracchio della galera, avrebbe potuto incidere sulle qualità di guida degli automobilisti italiani.

Una norma scritta male e, dunque, applicata peggio: la legge sull'omicidio stradale prevede, per esempio, l'arresto obbligatorio in flagranza di reato, arresto che raramente viene invece convalidato perché per essere legittimo deve rispondere a una o più esigenze cautelari, ovvero il pericolo di fuga, precedenti specifici, stato di ebbrezza o effetto di droghe. Non basta insomma il grave incidente per rendere obbligatoria la misura cautelare prevista, perché sarebbe spropositata e incoerente rispetto al diritto italiano.

Come amava sostenere il padre del diritto penale italiano, tal Cesare Beccaria, "perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a' delitti, dettata dalle leggi". Difficile sostenere che la legge sull'omicidio stradale risponda a questi canoni di civiltà in vigore da secoli in Italia e nel resto dei Paesi civilizzati.