Napolitano bacchetta i partiti: “Troppa tensione, scordatevi le elezioni ad ottobre”
Giorgio Napolitano è tornare a parlare della situazione politica italiana. Lo ha fatto con preoccupazione, alla luce dell'imminente inizio del vertice di Bruxelles per il quale le varie coalizioni in Parlamento sono state più volte chiamate a serrare i ranghi. La nota del Quirinale è chiara: C'è troppa tensione tra i partiti. In questa situazione il voto politico per ottobre è inattuabile. Bisogna giungere in tempi brevi ad un'intesa definitiva sulle modifiche costituzionali già concordate e sulla legge elettorale. Il Capo dello Stato sottolinea comunque «la sostanziale e larghissima convergenza» che si è manifestata sul mandato del premier Mario Monti, per rappresentare l'Italia al consiglio europeo dei 27. Ma allo stesso tempo, considera «preoccupante che si vadano acuendo motivi di conflittualità e di polemica politica tra le forze sul cui sostegno poggia l'attuale governo».
A preoccupare il presidente della Repubblica è stato «il venir meno dell'intesa realizzatasi poche settimane fa, nella competente commissione del Senato, su un significativo progetto di revisione dell'ordinamento della Repubblica (seconda parte della Costituzione)». Napolitano si riferisce all’atteggiamento dei partiti nella votazione della norma sul Senato Federale, votata da Pdl e Lega di nuovo insieme. Per il Colle, dunque, «legittime proposte di più radicale revisione costituzionale richiedono una ponderazione e un confronto di certo non immaginabili in questo periodo». Niente riforme e niente modifiche alla legge elettorale. Che comunque non saranno attuate entro l'anno in corso, dal momento che Napolitano è stato chiaro: le elezioni politiche si terranno «nell'aprile 2013».
Le parole di Napolitano non sono piaciute ai destinatari del suo messaggio: i partiti. In particolare il Pdl, che tramite Fabrizio Cicchitto, nell'attesa delle "meritate" ferie di agosto, ha fatto sapere che i «rilievi» del presidente della Repubblica sono «autorevoli» ma le forze politiche hanno «piena autonomia» in Parlamento rispetto alle riforme istituzionali e la legge elettorale. «L'autonoma determinazione dei partiti e la libera dialettica parlamentare -sottolinea il pidiellino- non possono evidentemente essere annullati o eterogestiti attraverso interventi fatti al di fuori della normalità del confronto in Parlamento».