La mancata firma del codice di condotta per le Ong proposto dal ministero dell’Interno non sembra preoccupare più di tanto Medici Senza Frontiere che quell’accordo ha deciso di non sottoscriverlo. E non preoccupano neanche i controlli come quello avvenuto stamattina a bordo della nave di una ong tedesca che non ha firmato il codice. Si dice “speranzosoTommaso Fabbri, capo missione di Msf in Italia, intervistato da Fanpage.it, sul ruolo delle Ong e sul salvataggio delle vite umane nel Mediterraneo anche dopo gli ultimi sviluppi sul codice di condotta e sui controlli sull’imbarcazione della ong tedesca Jugend Rettet.

Conosciamo bene la guardia costiera e il suo personale, siamo sicuri che pensano prioritariamente a salvare vite, questo mi rassicura. Sono speranzoso”, dice Fabbri sottolineando che i controlli sulle imbarcazioni non sono un problema: “Noi abbiamo sempre garantito massima trasparenza”. Il capo missione di Msf in Italia inoltre rassicura sull’attività dei loro mezzi anche dopo la mancata firma del codice: “Ora le nostre barche continuano a lavorare come prima. Noi lavoriamo nello stesso modo e prosegue allo stesso modo anche la nostra collaborazione con le autorità”. Anche le comunicazioni continuano “come abbiamo sempre fatto”, precisa ancora Fabbri: “Per il momento non vediamo differenze con l’applicazione del codice. Se però dovessero rallentare la presa in carico, vedremo e valuteremo. In ogni caso abbiamo fiducia che le autorità abbiano le nostre stesse priorità”.

La speranza è che i controlli come quello avvenuto sulla ong tedesca non ostacolino le operazioni: “Noi siamo a disposizione per eventuali controlli – ribadisce Fabbri – però vorremmo che non ci siano ostacoli. Il soccorso delle persone è prioritario, se non dovessero essere così saremmo contrari a qualsiasi operazione. Noi lavoriamo in trasparenza, non ci preoccupano i controlli, se dovessero esserci ne discuteremo. Siamo aperti al confronto”. L’importante è che la priorità rimanga salvare vite umane, secondo Msf.

Non è la prima volta che vengono fatti controlli sulle imbarcazioni.

Non penso che sia la prima volta che avvengono controlli di questo genere”, dice ancora il capo missione di Medici Senza Frontiere in merito alla nave tedesca fermata nella notte al largo di Lampedusa. Msf riceve solitamente “controlli in porto, ma garantendo sempre la massima trasparenza”, commenta ancora. “Vedremo nei prossimi giorni cosa succederà, noi diamo la nostra disponibilità alle autorità, come abbiamo detto sottoscriviamo comunque alcuni punti del codice, ma non accettiamo quelli che mettono in discussione i nostri principi, come per quanto riguarda la presenza di armi a bordo o il rischio di rallentare i soccorsi”.

Il soccorso dei migranti.

Burocratizzare il sistema e rallentare il soccorso sarebbe una sconfitta completa, secondo Fabbri che si augura non si concretizzi il rischio che i controlli sulle ong che non hanno firmato il codice possano rallentare le operazioni di salvataggio. Il capo missione di Msf in Italia, comunque, ripete di essere “fiducioso”: “Spero che l’esperienza del ministero dell’Interno e del governo possa far emergere che la priorità resta il salvataggio. Speriamo che i controlli non siano la prassi sistematica in seguito al codice per chi ha deciso di non firmare”.

Medici Senza Frontiere, in una lettera inviata al ministro dell'Interno Marco Minniti, aveva fatto sapere di non aver firmato il codice anche perché non riafferma "con sufficiente chiarezza la priorità del salvataggio in mare" e non riconosce "il ruolo di supplenza svolto dalle organizzazioni umanitarie e soprattutto non si propone di introdurre misure specifiche orientate in primo luogo a rafforzare il sistema di ricerca e soccorso".

Missione italiana in Libia, se l’obiettivo è non far partire i migranti Msf contraria.

Fabbri si sofferma anche sulla missione italiana in Libia appena approvata dalla Camera dei deputati: “Se l’intento della missione è quello di non far partire i migranti dalla Libia o di riportarli in Libia senza dargli alternative, siamo contrari. Noi lavoriamo anche in Libia e sappiamo cosa succede nel paese. Pensare a un’azione del genere vorrebbe dire condannare le persone. Comunque aspettiamo di vedere i dettagli”. L’ipotesi della riduzione dei flussi non basta “se non si hanno alternative legali, come possono essere i corridoi umanitari”, spiega Msf. Un’operazione del genere “vorrebbe dire condannare chi sta in Libia. Quali sono le alternative?”.

Sulla missione voluta dal governo, Medici Senza Frontiere non è stata consultata per un parere sulla situazione in Libia, ma si dice comunque pronta a dare una opinione nel caso in cui venga chiesta. Il vero tema, però, secondo Fabbri, “non è dire no alle ong, ma trovare delle alternative”. “Questo è scandaloso”, conclude riferendosi al fatto che “l’Europa non si sta prendendo le responsabilità” e alla mancanza di alternative.