Secondo la Procura di Arezzo Martina Rossi, la ragazza genovese morta nel 2011 a Palma di Maiorca, non si gettò volontariamente dal balcone della sua camera di hotel ma cadde nel tentativo di scappare da uno stupro. Per questo la procura aretina ha chiesto il rinvio a giudizio per Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, due giovani di Castiglion Fibochi (Arezzo). Il gup dovrà esprimersi sul rinvio a giudizio dei due ragazzi a inizio ottobre e intanto ha disposto degli approfondimenti sulla vicenda. Accogliendo la richiesta del difensore di uno dei due indagati, il Gup Piergiorgio Ponticelli ha deciso che le intercettazioni di una delle due giovani che erano in vacanza con Martina saranno trascritte per integrare la perizia a disposizione del giudice. Contemporaneamente il giudice ha disposto, su richiesta dei legali, che il perito Daniela Bordet ascolti, per sbobinare le intercettazioni relative ai due ragazzi, anche le registrazioni audio della telecamera sistemata nella stanza dove i due attendevano di essere sentiti e non solo quelle della cimice come già fatto dallo stesso perito in precedenza. Tutto il materiale sarà consegnato in aula il 22 settembre.

La morte di Martina Rossi a Palma di Maiorca.

Martina Rossi, studentessa genovese, è morta il 3 agosto del 2011 in un hotel di Palma di Maiorca dove era in vacanza. Le autorità spagnole archiviarono in fretta il caso della ventenne italiana come suicidio ma l’ipotesi della Procura di Arezzo, sostenuta dal procuratore capo Roberto Rossi, è appunto che la ragazza precipitò dal balcone per sfuggire a un tentativo di stupro da parte dei due giovani conosciuti in vacanza. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio il papà di Martina Rossi ha parlato di tanta “cattiveria” e “meschinità” riguardo la morte di sua figlia. “Avrei potuto capire la follia di un momento, ma non posso perdonare la lucidità di chi ha cancellato le prove, ha continuato la vacanza come nulla fosse, ha mentito in continuazione e ha continuato a far finta di nulla addirittura vantandosi su Facebook di quanto accaduto quella notte”, così in un’intervista riferendosi ai giovani indagati.