È ormai scontro aperto tra Austria e Unione Ruropea sul caso migranti dopo che Vienna ha deciso di sfidare Bruxelles guidando il gruppo dei cosiddetti Paesi della rotta balcanica per bloccare in maniera autonoma il flusso di profughi in arrivo. Il governo austriaco infatti ha raccolto attorno a sé altri nove Paesi (Albania, Bosnia, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovenia e Kosovo), tutti convinti che "il flusso migratorio attraverso i Balcani va massicciamente ridotto" sia per ragioni di sicurezza, sia per scarsità di risorse sia perché il fenomeno rappresenta una sfida alla loro integrazione in Europa. L'obiettivo dichiarato apertamente è quello di "fare pressione sull'Ue affinché si adotti una soluzione comune", come ha chiarito il ministro dell'Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner.

"Tutti vogliamo una soluzione europea, ma il problema è quando questa possa arrivare. Per una soluzione europea serve tempo. Adesso servono misure nazionali" ha sottolineato Mikl-Leitner che oggi è pronta a portare la proposta dei dieci Paesi "balcanici" al vertice dei ministri dell'Interno dei 28 che si tiene nella capitale europea. In sostanza l'Austria e gli altri Paesei vogliono che siano respinti automaticamente coloro che sono considerati migranti economici, chi non ha documenti in regola, chi viene ritenuto autore di false dichiarazioni, ma anche che i richiedenti asilo non possono avere il diritto di scegliere un Paese di preferenza e che non si possa ottenere asilo senza farne domanda.

Termini molto duri che prospettano un acceso confronto a Bruxelles. Del resto l'Austria ha già introdotto quote e chiuso i confini che, connesso con l'inasprimento messo in atto dai Paesi balcanici per il passaggio dei migranti, ha creato una situazione di tensione in Grecia. Per questo il ministro degli esteri ellenico ha duramente protestato spiegando che il vertice austriaco "viene visto come un atto non-amichevole, poiché dà l'impressione che alcuni, in nostra assenza, stiano accelerando decisioni che ci riguardano direttamente". Lo stesso presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker ha ammesso che "c'è un contenzioso aperto con l'Austria", assicurando però di esser fiducioso su una soluzione.

Orban: "Quote migranti è un abuso dell'Ue"

A complicare la situazione poi è arrivato il nuovo annuncio del Premier ungherese Victon Orban che ha comunicato la scelta di voler indire un referendum sulle quote dei rifugiati imposte dall'Ue. Come ha spiegato il leader magiaro, il quesito ai cittadini ungheresi sarà in questi termini: "È d'accordo sul fatto che, senza l'autorizzazione del Parlamento nazionale, l'Unione europea possa obbligare l'Ungheria ad accogliere ricollocamenti di cittadini stranieri sul suo territorio?". "Crediamo che introdurre quote per la ricollocazione di migranti senza il sostegno della gente equivalga a un abuso di potere", ha spiegato Orban, senza precisare quando potrà tenersi il referendum.

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