Salvare i migranti nelle condizioni attuali è troppo pericoloso e per questo, almeno per il momento, Medici senza frontiere ci rinuncia e sospende le attività di ricerca e soccorso davanti alla Libia della propria nave, la Prudence. Lo ha comunicato la stessa Ong parlando di “rischio sicurezza legato alle minacce pronunciate pubblicamente dalla Guardia Costiera Libica contro le navi di ricerca e soccorso umanitarie impegnate in acque internazionali”. “Oggi abbiamo deciso a malincuore di sospendere temporaneamente le nostre missioni di salvataggio”, così anche l'ong Sea Eye. Il motivo, si spiega, è la mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo occidentale. “Proseguire il nostro lavoro di salvataggio – spiega l'ong tedesca – sarebbe irresponsabile nei confronti dei nostri equipaggi”. Dopo le prime due rinunce, anche Save the Children ha ufficializzato il ritiro dalle missioni nel Mediterraneo, annunciando di aver fermato "temporaneamente" la nave Vos Hestia, che ora si trova a Malta "in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni".

Sos Mediterrenee definisce “pericolose” le uscite sui media delle autorità libiche. L'equipe medica di Msf continuerà a fornire supporto a bordo dell'Aquarius, la nave di Sos Mediterranee che attualmente naviga in acque internazionali davanti a Tripoli.

La decisione di Msf arriva dopo settimane di polemiche sulla mancata firma del codice di condotta per le Ong stilato dal Viminale ma adesso a mettere in crisi il lavoro delle Ong nel Mediterraneo sarebbe appunto l'atteggiamento sempre più ostruzionistico nei loro confronti da parte della Marina e della Guardia costiera libica. “Subito dopo l'annuncio della Marina Libica di istituire una zona Sar – ha spiegato Msf – il Centro di coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc) di Roma, ci ha allertato di un rischio sicurezza legato alle minacce pubbliche dalla Guardia Costiera libica”. Inoltre, per Msf gli “ostacoli” che le autorità di Tripoli stanno ponendo con la decisione di istituire una zona Sar che va ben oltre le acque territoriali (97 miglia), interdetta a tutte le navi delle organizzazioni non governative, crea un ulteriore problema all'attività di soccorso. Per Msf si tratta di una serie di “restrizioni all'assistenza umanitaria” che, inevitabilmente, “creeranno un gap legale nel Mediterraneo”. “L'anno scorso la guardia costiera libica ha sparato 13 colpi contro di noi in una situazione molto più tranquilla di quella attuale”, ha spiegato il presidente di Medici senza Frontiere, Loris De Filippi. La Ong ha avvertito che “se queste dichiarazioni verranno confermate e gli ordini attuati, vediamo due gravi conseguenze: ci saranno più morti in mare e più persone intrappolate in Libia”.