"Non voglio neanche pensare di coinvolgerti in questo labirinto da cui non so come uscirò… Non pensare più a me, non ne vale la pena…", sono le parole della lettera di addio che il  ricercato numero uno in Italia, il boss Matteo Messina Denaro, riservò a quella che era all'epoca la sua ragazza per annunciarle la sua fuga. Il documento, pubblicato dal Corriere della Sera,  risale infatti al 1993 ovvero all'inizio della sua latitanza, che dura ancora oggi, e rappresenta un documento importante ai fini investigativi perché l'unica lettera autografa del boss ritrovata dagli inquirenti e l'unica da cui confrontare i possibili scritti del boss mafioso.

Il 2 giugno del 1993 per Messina Denaro venne emesso  un ordine di arresto per quattro omicidi, a tre giorni dopo risale il suo annuncio della latitanza. "Non so se hai capito che nell’operazione di ieri da parte dei carabinieri c’è anche un mandato di cattura nei miei confronti… Qualunque cosa abbiano messo è soltanto una grande infamia, perché sono innocente…" scrive alla donna quello che all'epoca era considerato già un rampollo della mafia siciliana, figlio di un capomafia, anche lui latitante e morto nel 1998, e allevato, per sua stessa ammissione, dal capo dei capi Bernardo Provenzano a cui il padre lo aveva affidato.

"È iniziato il mio calvario, e a 31 anni, e con la coscienza pulita, non è giusto né moralmente né umanamente… Spero tanto che Dio mi aiuti" prosegue Messina Denaro, diventato poi il numero uno di Cosa Nostra senza aver mai fatto un giorno di carcere. Caso unico nella storia delle indagini antimafia. "Non voglio neanche pensare di coinvolgerti in questo labirinto da cui non so come uscirò… Vuol dire che il nostro destino era questo. Spero tanto, veramente di cuore, che almeno tu nella vita possa avere fortuna" scrive il boss che in quel periodo stava partecipando all'organizzazione delle stragi mafiose dell’estate ’93, concludendo: " Non pensare più a me, non ne vale la pena… Con il cuore a pezzi. Un abbraccio, Matteo".