in foto: Matilde Serao (1856–1927)

Il 25 luglio del 1927 muore, a Napoli, Matilde Serao. Novant’anni fa si spegneva, a quella stessa scrivania sulla quale aveva lavorato per tutta la vita, una delle voci più acute e sensibili che la letteratura del primo Novecento italiano aveva conosciuto: un anno prima la Serao aveva pubblicato il romanzo “Mors tua”, mentre l’eco del suo capolavoro indiscusso, “Il Ventre di Napoli”, ancora risuonava in un’Italia che si preparava a diventare definitivamente fascista.

In trent’anni di attività la Serao scriverà oltre venti novelle, diciassette romanzi e due testi teatrali: i personaggi e le ambientazioni delle sue opere sono il risultato dell’osservazione diretta, critica e profonda, della società del suo tempo. È vita vera, vissuta, quella nascosta dietro le storie delle “Piccole Anime” e de “La ballerina”, che Matilde guarda non solo da spettatrice, ma anche da protagonista, attraverso la lente della sua vera e unica passione: il giornalismo. Un giornalismo che negli anni più intensi della sua vita si rivolgerà soprattutto a quella città che l’aveva adottata da bambina e per la quale la Serao spenderà sempre parole appassionate: Napoli.

La Napoli di Matilde Serao

Castel dell'Ovo in una foto del primo Novecentoin foto: Castel dell'Ovo in una foto del primo Novecento

Subito dopo l’Unità d’Italia Napoli è una città brillante, vivace e piena di vita culturale: è la Napoli di Francesco de Sanctis, Bertrando Spaventa e Pasquale Villari. È la Napoli filosofica di Labriola e De Meis, la città di Vittorio Imbriani e delle prime novelle di Salvatore di Giacomo. Ma, soprattutto, è la Napoli di Matilde Serao.

Nel 1861 la piccola Matilde, che all’epoca ha poco più di cinque anni, si era trasferita dalla Grecia nella capitale dell’ormai ex regno insieme alla sua famiglia. Napoli sarà una costante nella vita e nella scrittura della Serao, divenendo molto più di una città come le altre: Napoli, per Matilde Serao, è un mondo unico, nascosto, da scoprire e portare alla luce attraverso la scrittura.

Capolavoro assoluto in questo senso è “Il ventre di Napoli”: nel 1884 la Serao pubblica uno spaccato crudo e verista della condizione degli abitanti della città nel pieno di un’epidemia di colera. Appassionate e intense sono le sue parole sulla miseria della città, taglienti ed acute le riflessioni sulle colpe di una condizione sociale amara, piena di sofferente umanità.

Nel 1900 erano iniziate le inchieste del senatore Saredo su Napoli. All’epoca, Matilde Serao scrive sul Mattino, il giornale fondato insieme al marito Edoardo Scarfoglio: lo scandalo seguito alle indagini sulla corruzione nella città investono anche la giornalista, che nel giro di pochi mesi è costretta ad abbandonare la redazione. Il Ventre di Napoli sarà la reazione più compiuta e convinta ad una politica cieca ed inconcludente nei confronti di un malessere sociale che, secondo la Serao, necessitava di molto più che qualche intervento pubblico di risanamento

Per distruggere la corruzione materiale e quella morale, per rifare la salute e la coscienza a quella povera gente, per insegnare loro come si vive (essi sanno morire, come avete visto!) per dir loro che essi sono fratelli nostri, che noi li amiamo efficacemente, che vogliamo salvarli, non basta sventrare Napoli: bisogna quasi tutta rifarla.