Tensione alle stelle tra Corea del Nord e Stati Uniti. Dopo il divieto ai lavoratori di raggiungere Kaesong, il complesso industriale in territorio nordcoreano dove operano però decine di aziende del Sud, il governo di Seul ha minacciato di ricorrere alla forza, mentre quello del nord ormai da settimane preoccupa il mondo intero con esercitazioni missilistiche. La situazione tuttavia è precipitata in serata. Ma quanto c'è di realmente pericoloso nelle manovre di Pyongyang e quanto, invece, è propaganda e guerra psicologica? Ed  è vero quello che si spiega sui media occidentali, ovvero che l'attacco nucleare sarebbe imminente?

Il 29 marzo scorso il leader della Corea del Nord Kim Jong-un ha ordinato i preparativi per un attacco missilistico verso l'America e le basi statunitensi nel Pacifico. Di contro, il Governo Obama ha dichiarato di aver preso in seria considerazione l'eventualità che il regime di Pyongyang avviasse un attacco, pur ammettendo che le farneticazioni del leader non erano certo una novità. Due giorni dopo è stato Seul a minacciare ritorsioni verso ola Corea del Nord.

Ma qual'è l'entità della minaccia nordcoreana? Il 12 febbraio scorso Kim Jong-un ha effettuato il terzo test nucleare, con una potenza molto superiore rispetto agli altri due, effettuati tra il 2006 e il 2009. Il 12 dicembre del 2012 era stato invece effettuato il lancio di un razzo  Unha-3 di lunga gittata. Secondo gli esperti, Pyongyang avrebbe un importante arsenale missilistico a corto, medio e lungo raggio. Si stima che siano 600 i missili Hwasong-5 e 6, con una gittata rispettivamente di circa 300 e 700 chilometri. Tuttavia secondo l'Istituto Internazionale di Studi Strategici (IISS) di Londra, "l'utilità militare dell'arsenale dei missili sarebbe molto limitata, a causa della scarsa precisione di questi dispositivi". Il Cep – errore circolare probabile – per i missili Hwasong-5 e 6 sarebbe di 1000-1500 metri, il che vuol dire che la probabilità di colpire obiettivi specifici sarebbe non molto alta. Per i missili a medio raggio Nodong, invece, il Cep sarebbe di 2,5 chilometri. Sempre secondo l'IISS, dunque, i missili teoricamente potrebbero colpire solo le basi statunitensi in Corea del Sud e Giappone.

Ma veniamo ai missili a lunga gittata: la Corea del Nord non ne disporrebbe in quantità e la fase di sviluppo sarebbe tutt'altro che avanzata. Secondo gli analisti del governo di Seul – che hanno analizzato dei detriti caduti in mare durante i test – il missile Unha-3 potrebbe volare per 10mila chilometri con un carico di 5-600 chili, dunque raggiungere qualsiasi punto in Asia, Europa Orientale, Alaska e parte della costa occidentale americana. Ma Brian Weeden – ex funzionario del comando spaziale statunitense – ha affermato: "C'è un'enorme differenza tra gestire un sistema missilistico una sola volta per un test e farlo in modo affidabile e militarmente utile". Inoltre il programma missilistico a lungo raggio ha registrato numerosi fallimenti prima del lancio dello scorso mese di dicembre, la Corea del Nord non sarebbe in grado di costruire testate nucleari "miniaturizzate" e, non meno importante, Pyongyang non riuscirebbe a gestire un sistema di guida ad alta precisione.