Dieci anni fa, il 6 settembre 2007, si spegneva Luciano Pavarotti. Il grande tenore moriva nella sua Modena, dopo una lunga battaglia contro un tumore al pancreas che lo uccise a 71 anni. Luciano Pavarotti, il campione della lirica mondiale spirò l'ultimo respiro, assistito dalla moglie Nicoletta Mantovani e di quella che, all'epoca, era ancora la piccola Alice, sua figlia. Alle 5 del mattino di quel 6 settembre 2007, nella sua villa a Santa Maria del Mugnano, nelle campagne vicino Modena, ci lascia l'uomo, lo straordinario tenore, il grande comunicatore,  tra i primi in grado di travalicare il proprio ambito specialistico e far convergere l'immenso talento in qualcos'altro di più grande, più nuovo, più visionario, ma anche autentico.

Sarebbe sicuramente incompleto e parziale dire di Pavarotti che fu soprattutto una grande icona pop. La verità è che Luciano Pavarotti era, innanzitutto, un gigante del canto, del podio, della regia, irriducibile alla sola figura esponente della cultura di massa. Cosa che, peraltro, era. O almeno che diventò. E con grande sapienza e naturalezza, dotato com'era di quella innata bonarietà romagnola, italiana, capace di metterlo in contatto immediato con la gente.

Un'icona mondiale della lirica, degno di stare al fianco di Enrico Caruso e Maria Callas, in grado di comunicare a uno stato ancestrale col pubblico, quello grande televisivo e quello specialistico dei teatri di lirica più importanti del mondo. Ha unito mondi apparentemente diversi e distanti, ma non si è mai piegato, senza stonare. Un lungo percorso artistico che ha toccato autori come Rossini, Verdi, Puccini e Mascagni. Il repertorio lirico è sempre stato e sempre rimarrà il suo campo.

Come nasce il mito.

Come resteranno per sempre i record che hanno generato il mito del cantante che a Londra, il 2 giugno 1966, a 31 anni, nella ‘Fille du re'giment', unica opera stranierà che conserverà in repertorio, in cui esegue i nove Do acuti che costellano l'aria "Ah, mes amis, quel jour de fete!"  finendo sui giornali di mezzo mondo e entrando di diritto nella leggenda della lirica, che solo successivamente si aggiungerà al mito dell'artista che negli anni Ottanta e Novanta conquisterà la fama fuori dai teatri.

I concerti oceanici, Pavarotti & Friends, i Tre tenori.

Agli occhi di molti sembrava che incredibile che un tenore della lirica potesse realizzare dei mega concerti oceanici alla pari di star del rock e del pop. A New York il suo "Rigoletto" in forma di concerto, il 17 giugno 1980 a Central Park, vide la partecipazione di oltre 200.000 spettatori, il successivo 30 luglio a Londra ad Hyde Park 330.000 spettatori. A inizio degli anni Novanta, iniziano i 33 celebri concerti dei "Tre tenori" con Placido Domingo e Jose' Carreras, il medesimo periodo in cui nasce anche "Pavarotti & Friends", che fino al 2003 grazie alla partecipazione di musicisti di ogni genere (celebre la collaborazione con gli U2 di Bono Vox) darà vita a grandi campagne di raccolta fondi per diverse cause sociali e umanitarie. Sarà l'apoteosi del Pavarotti grande comunicatore.

Nel 2000, insieme a Fabio Fazio, conduce il Festival di Sanremo, si dedica all'insegnamento con "The Luciano Pavarotti international vocal competition".

Il rapporto con Nicoletta Mantovani.

Accanto a lui, dai primi anni Novanta, conosciuta nel 1993, Nicoletta Mantovani. La loro relazione metterà fine al primo matrimonio del tenore e alla nascita della figlia Alice. Successivamente convoleranno a nozze. Completando, con annessi risvolti privati, un'esistenza densissima, piena di successo, amore e talento. Al di là di confini e steccati. L'opera alla gente, a tutti, non solo per pochi. Un simbolo dell'Italia nel mondo. Ieri come oggi.

L'ultimo addio.

E italianissimo fu anche il suo funerale. All'indomani di quel tragico 6 settembre 2007, ci fu il funerale. All'uscita del feretro, in piazza Grande, ci fu il saluto della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori, prima dell'ultimo viaggio al piccolo cimitero di Montale Rangone, alle porte della città. Dove il grande tenore riposa accanto alla madre Adele Venturi e al padre Fernando, morti pochi anni prima.