dal blog di
14:54

Loch Ness? No, Asiago!

Un plesiosauro lungo 4 metri, vissuto 160 milioni di anni fa: è il primo scheletro scoperto in Italia.

Loch Ness? No, Asiago!

La leggenda del Mostro di Loch Ness appartiene a quei casi fortunati in cui una superstizione si sedimenta nella tradizione, si fortifica nella sua impossibilità, fa breccia nello scetticismo dei profani grazie ad una location cool (un remoto lago nebbioso nelle Highlands scozzesi) e sopravvive nell’era della scienza mascherandosi dietro le simpatiche spoglie dell’ipotesi rivoluzionaria. La versione pop e post-moderna del Mostro di Loch Ness identifica la creatura come un plesiosauro, un grande rettile marino vissuto al tempo dei dinosauri, e chissà come sopravissuto fino ad oggi. La versione pseudo-scientifica della versione pop sostiene che nel lago viva una popolazione relitta di qualche animale preistorico, quasi sempre il sopra citato plesiosauro. Inutile dire che non esiste alcuna prova, non dico “scientifica”, anche solo remotamente concreta, che in quel lago esista tale animale. E fino a quando le prove migliori proposte dai fan della creatura saranno solo pessime foto di tronchi alla deriva nella nebbia, è inutile speculare sull’esistenza di un mostro. Anzi, scommetto quello che volete che è più facile trovare un plesiosauro tra le nebbie di Ferrara piuttosto che in quelle del Loch Ness.

Mi piace vincere facile. In anteprima assoluta per Fanpage, vi parlo di una creatura giurassica, non molto diversa dalla versione pop del mostro scozzese, ma tutta italiana, che ho avuto il piacere di “scoprire” assieme all’amico e collega Federico Fanti, paleontologo dell’Università di Bologna.

Tutto ha inizio negli anni ’80 del XX secolo, quando operazioni di taglio in una cava di roccia usata per la pavimentazione portarono alla luce le ossa fossili di un grosso animale. Siamo a Kaberlaba, in Veneto, non lontano da Asiago. Una volta estratti, i blocchi di roccia, con le misteriose ossa del misterioso animale, furono portati al museo paleontologico ‘Leonardi’ a Ferrara, dove restarono in attesa di essere studiati. Poi tutto si fermò, per più di due decenni, fino alla fine del 2011, quando l’attuale direzione del museo segnalò a Federico Fanti la presenza di quei blocchi dimenticati. Subito dopo aver visionato i reperti, Federico mi contattò per propormi la classica offerta che un paleontologo non può mai rifiutare: ossa misteriose da decifrare! Dopo il necessario “iter investigativo” che caratterizza ogni ricerca scientifica, il risultato della nostra indagine è stato pubblicato oggi sugli Acta Palaeontologica Polonica.

Che creatura era il “mostro” di Kaberlaba? Nelle ricostruzione in alto, realizzata da Davide Bonadonna, il possibile aspetto della creatura. Si tratta di un plesiosauro, molto simile al tipo di animale che molti credono viva nel Loch Ness. Lungo 4 metri, questo rettile popolava i mari che si estendevano, a quei tempi (160 milioni di anni fa, nel periodo Giurassico), al posto delle Alpi. La presenza di fossili come questo, associato a conchiglie di animali marini, dimostra che la nostra penisola non è altro che il fondale di quell’antico mare, sollevatosi progressivamente quando l’Africa ha iniziato a muoversi verso nord in direzione dell’Europa (i terremoti che regolarmente colpiscono l’Italia sono proprio dovuti alla liberazione dell’energia che si accumula continuamente tra i due continenti in lentissima ma inesorabile collisione). Il plesiosauro di Kaberlaba era un predatore d’alto mare, munito di mandibole armate di dozzine di denti, e di robuste zampe a forma di pinne.

Prima di questa scoperta, di fatto non esistevano resti di plesiosauri in Italia. Un singolo osso di plesiosauro era stato scoperto nel Pavese, una ventina di anni fa, ma era troppo poco per permettere di ricostruire l’animale da cui proveniva. Il nuovo fossile, invece, conserva una settantina di ossa, che comprendono metà della testa, parte del collo e del torace, una pinna e la coda: per gli standard di un paleontologo, spesso costretto ad accontentarsi di pochissime ossa sparse, si tratta di un esemplare molto ben conservato, che ci permette di delineare un’immagine fedele dell’aspetto e delle abitudini di vita di questo antichissimo predatore.

Scoperte come queste sono molto incoraggianti: l’Italia viene spesso considerata una terra povera di fossili, sopratutto di grandi animali; ma forse ciò è più un effetto perverso della tendenza esterofila a vedere l’erba più verde nei giardini stranieri. Cave analoghe a quella che ha restituito il plesiosauro di Kaberlaba sono presenti in molte località italiane: ciò significa che, potenzialmente, altri rettili giurassici italiani attendono di essere scoperti. L’importante è sapere che essi possono essere trovati. Fintanto che penseremo che i fossili non ci sono, non andremo a cercarli, né li vedremo qualora ci capitassero davanti. Come il mostro di Loch Ness appare proprio a chi vuole affermarne l’esistenza, così i fossili italiani non apparivano a chi ne negava la presenza: è tempo di cambiare mentalità, e di iniziare a guardare il patrimonio naturale della nostra penisola con maggiore attenzione e cura.

segui fanpage

segui Andrea Cau

ALTRI DI Andrea Cau
E se invece di esprimere un solo voto, potessimo esprimerne dieci?

Creati dei cristalli che si comportano - quasi - come esseri viventi

Nonostante la ferita e l'amputazione della coda, l'animale sopravvisse.
FANPAGE D'AUTORE
STORIE DEL GIORNO